
Premessa
La domesticazione del fuoco segna un prima e un dopo nella storia dell’umanità. Come si studia a scuola, questo elemento permise ai nostri antenati di trasformare radicalmente la loro esistenza: cuocere il cibo, tenere a distanza gli animali, scaldarsi nelle notti più fredde. Ma i cambiamenti andarono ben oltre la sopravvivenza materiale. I falò divennero luoghi di raccolta, occasioni per riunirsi e raccontare storie. Quella capacità che oggi chiamiamo storytelling, forse, nacque proprio intorno a un fuoco. Il fuoco permise lo sviluppo delle comunità e la nascita di tradizioni comuni.
Nessun altro elemento è rimasto così presente nel folklore in tutte le epoche. Il suo significato simbolico attraversa culture e religioni: lo Spirito Santo è rappresentato da lingue di fuoco, nelle chiese si accendono candele per rendere omaggio a Dio.
Eppure, tornando ai tempi più attuali e alla sua presenza reale, il fuoco continua a segnare la cronaca mondiale. Pensiamo agli incendi in California che hanno occupato le prime pagine dei giornali, emblema del cambiamento climatico, ma anche a quelli che ogni estate devastano il nostro Meridione. O ancora, come ricorda Greta Beluffi all’inizio del suo articolo, al fuoco delle esecuzioni compiute in Sudan, che producono tanti cadaveri da essere visibili persino dalle immagini satellitari. Il fuoco dei 355 proiettili che hanno dilaniato la vita di Hind Rajab. Il fuoco che divora l’Ucraina.
Partendo da queste riflessioni attuali, Beluffi si chiede che senso abbia “parlare di arte in un mondo che brucia”. La trovate a pagina 2.
Carlotta ci spiega invece, a pagina 3, una tradizione che tutti gli inglesi conoscono: la Bonfire Night del 5 novembre.
Partono dall’arte anche altri due articoli, che trovate a pagina 4 e 5. Valentina Oger si sposta sulla settima arte, esplorando il tema della preservazione dei film e ricordando anche l’importanza dell’impegno delle cineteche e degli archivi nella preservazione e nel restauro delle opere cinematografiche.
Passiamo poi alla musica con Alessandro Mazza, che riscopre dagli anni ’90 la canzone Cupe Vampe del Consorzio Suonatori Indipendenti. Non fu solo una canzone: inserita nel complesso contesto degli anni ’90 nei paesi della ex-Jugoslavia, ricorda l’incendio della biblioteca di Sarajevo, che colpì il cuore della cultura, dell’identità e della storia di un popolo.
Mentre ci prepariamo a festeggiare il Natale, ricordiamoci che intorno a noi numerosi incendi continuano a bruciare il mondo. Se dal falò siamo passati a luci LED, tablet e cellulari, forse dovremmo ricordare le fiamme che ci hanno fatto stringere legami e recuperare una dimensione solidale e di comunità.
