Metropolis e la lotta di classe

Metropolis (1927), capolavoro espressionista del cineasta austriaco Fritz Lang, è una pellicola pre-sonora basata sull’omonimo romanzo del 1926, opera della scrittrice tedesca1 Thea von Harbou (anche lei tedesca). Metropolis è un’opera cinematografica (e letteraria) che, come poche altre, detiene un’importanza politico-sociale oltre che storico-artistica, anche dopo quasi un secolo dalla sua realizzazione. La pellicola si presenta come una profezia distopica che racconta l’ordine sociale di una città nell’allora lontano 2026. Oggi, ora che il fatidico anno è finalmente arrivato, trovo sia un ottimo esercizio intellettuale trovare gli eventuali parallelismi tra l’immaginario fantascientifico di Lang e la realtà dell’anno in cui ci troviamo.

Prima di approfondire l’importanza politico-sociale della pellicola, ritengo fondamentale collocare la sua realizzazione nel tempo e nello spazio, così da evitare speculazioni affrettate sulla sua presunta retorica filonazista e sulla sua eccessiva semplificazione nell’affrontare temi di considerevole importanza. Le riprese del film ebbero luogo in Germania, dove Lang visse e lavorò durante gli anni cruciali della sua formazione artistica e cinematografica2. Nel 1918, appena nove anni prima dell’uscita del film, la nazione fu travolta dalla rivoluzione di novembre, in cui lavoratori e soldati si unirono in un’alleanza volta alla caduta del Kaiser Guglielmo II e del suo regime autoritario, ponendo così fine alla secolare tradizione monarchica tedesca. Gli anni successivi furono altrettanto burrascosi, segnati da violenti scontri tra un proletariato che sperava nell’instaurazione di un governo socialista e una borghesia che temeva una deriva eccessivamente radicale. In seguito alla soppressione della Lega di Spartaco3, culminata nell’uccisione dei suoi leader Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, in Germania venne adottata la Costituzione di Weimar. Nonostante l’adozione di un sistema repubblicano e la relativa stabilità economica degli anni successivi (i cosiddetti Golden Twenties, dal 1924 al 1929), la Germania rimase profondamente divisa sul piano politico e ideologico. E’ in questo contesto storico e sociale che Lang realizza Metropolis.
Metropolis è una città organizzata verticalmente. In superficie si ergono intrecci di grattacieli moderni, autostrade sopraelevate che si snodano tra numerosi edifici, tra cui l’imponente torre di controllo centrale, residenza del governatore-scienziato Joh Fredersen. Nei lontani bassifondi, invece, vivono gli operai addetti al funzionamento delle gigantesche macchine che fungono da cuore pulsante della superficie. L’unico contatto concreto tra queste due (apparentemente) lontane dimensioni è il figlio di Joh, Freder, che assiste casualmente all’espulsione di una giovane donna, Maria, dai giardini dell’élite, dopo che vi aveva condotto alcuni figli di operai. Nel tentativo di rintracciare Maria nei bassifondi, Freder vede morire davanti a sé diversi lavoratori a causa del malfunzionamento di un macchinario industriale. Questo traumatico evento segna l’inizio di una presa di coscienza che spinge il protagonista ad indagare, e successivamente intervenire per porre fine alle ingiustizie da lui testimoniate.

Lascio raccontare le vicende personali di Freder e Maria alla pellicola, che invito a recuperare, mentre vorrei parlare qui del finale, che è il motivo principale per cui, come accennavo prima, il film può essere adeguatamente analizzato solo conoscendo il contesto storico in cui viene ideato. Lang decide di condividere con lo spettatore il suo (estremamente personale) rimedio alla profonda ingiustizia sociale che caratterizza Metropolis: un mediatore carismatico, impersonificato da Maria (e, secondo alcune interpretazioni propagandistiche4, impersonificato in quegli anni da Adolf Hitler). Metropolis ha bisogno, secondo il regista, di qualcuno che riesca a far comunicare il cervello (l’élite della superficie) con le mani (il proletariato dei bassifondi) della città.
Dunque, mentre la rappresentazione visiva di Metropolis sembrerebbe volta a denunciare lo sfruttamento di un sistema capitalista, alcuni snodi della pellicola, incluso il finale, sembrano condannare la rivolta operaia, ritenuta deleteria dal regista anche per il proletariato stesso. Avendo in mente lo scenario storico contemporaneo alle riprese della pellicola, invito il lettore a comprendere (non necessariamente condividere) le motivazioni per cui Lang condannasse ogni tipo di rivolta, a costo del continuo e brutale sfruttamento della classe proletaria.

È arrivato il momento di fare un balzo di cent’anni e atterrare nel presente. Nonostante l’apparente neutralità politica di alcuni sviluppi del film, compreso il finale, l’essenza di Metropolis era, ed è tutt’oggi, la lotta di classe. Da un lato (in basso) c’è uno schieramento di lavoratori esausti, costretti a sopportare turni di quattordici ore, riempiti dall’esecuzione ripetuta di movimenti meccanici. I loro rivali, furbamente nascosti dall’impostazione spaziale della città (in alto), sono un’élite agiata, circondata da tecnologia moderna ed elegante sfarzo, possibile solo ed esclusivamente grazie allo sfruttamento del proletariato oppresso. Ad oggi, la polarizzazione economica è sempre più netta: in un’ipotetica Metropolis contemporanea, in superficie non rimarrebbe altro che qualche grattacielo, seppur di altezza umanamente inconcepibile, ospitante una piccolissima percentuale della popolazione mondiale, che detiene più ricchezza della metà più povera dell’umanità5. I bassifondi della Metropolis contemporanea, invece, sarebbero sempre più affollati, i turni sempre più faticosi e le condizioni di vita sempre più misere. Metropolis oggi è più contemporaneo che mai. Fritz Lang e Thea von Harbou concepirono Metropolis come allegoria dantesca di un ipotetico futuro possibile solo attraverso l’estremizzazione della contemporaneità di allora. Dunque, una volta mostrato che la Metropolis allegorica di Lang e von Harbou è sempre più rappresentativa della realtà, è impossibile non rendersi conto di come, nel corso del Novecento e oltre, sono state numerose le personalità politiche ed istituzionali che si sono attribuite un ruolo mediatore simile a quello di Maria. Entità che, tramite un’astuta retorica populista, hanno provato a convincere le masse di poter fungere da strumento pacifico per dialogare con il potere. Tuttavia, i risultati ottenuti sono sempre stati molto diversi da quelli promessi: tali figure si sono sempre rivelate, in fin dei conti, incapaci di agire secondo le ideologie proclamate ai loro seguaci. Spesso l’obiettivo di questa retorica si dimostrava non quello di mediare tra due parti pacificamente, ma di conservare l’ordine già esistente del sistema.
E allora mi chiedo, dopo l’avvento di innumerevoli di queste figure carismatiche che si autoproclamano ‘mediatori’ e ‘pacifisti’ e che, sistematicamente, dimostrano la loro sfacciata ipocrisia, se Lang e von Harbou dovessero raccontare la stessa storia oggi, manterrebbero lo stesso finale?
Note
- Von Harbou, Thea. Metropolis. Internet Archive, 1927.
- Barson, Michael, editor. “Fritz Lang.” Encyclopædia Britannica, 1 Dec. 2025.
- La Lega di Spartaco (Spartakusbund) fu un’organizzazione rivoluzionaria comunista tedesca fondata nel 1916.
- La più celebre interpretazione filonazista fu data da Joseph Goebbels, politico e giornalista tedesco, braccio destro di Hitler(Hoffman, Elly. “Fritz Lang’s Monster: Was Metropolis a Pro-Nazi Film.” Medium, 19 Dec. 2017)
- World Inequality Lab. “Introduction.” World Inequality Report 2026, 2025. Accessed 23 Jan. 2026.
Che vinca il migliore
Editoriale · L’Eclisse
Anno 5 · N° 9 · Gennaio 2026
Copertina di Maria Traversa.
Hanno partecipato alla realizzazione di questo editoriale: Riccardo Avantaggiato, Greta Beluffi, Bianca Beretta, Sarah Calderoni, Michela Cargnelutti, Chiara Castano, Giulia Coppola, Elena Floris, Veronica Gabrielli, Eugenia Gandini, Chiara Gianfreda, Cecilia Giraldi, Alessandro Mazza, Mathilde Modica Ragusa, Marcello Monti, Valentina Oger, Erika Pagliarini, Carlotta Pedà, Virginia Piazzese, Lorenzo Ramella, Gioele Sotgiu, Vittoria Tosatto, Vittoriana Tricase, Maria Traversa, Carlotta Viscione, Alessia Volpicelli.
