Sono ormai quattro anni che ho l’onere di scrivere della notte più importante per il cinema: quattro anni di colpi di scena, consacrazioni, delusioni, scandali e sferzate politiche. Insomma, la notte degli Oscar.
La 98esima edizione delle statuette dorate è appena trascorsa e come da tradizione andremo a tirare le somme dei vincitori e degli sconfitti, commentando i premi più meritati o immeritati, note di colore della serata e criticità.
O’Brien ravviva la notte e la sfida a The Donald
Al timone come l’anno scorso troviamo Conan O’Brien (noto per l’omonimo talk show serale andato in onda fino al 2021). Se andaste a leggere gli scorsi articoli dedicati all’argomento, trovereste una generale mia repulsione nei confronti dei conduttori, insieme ad una descrizione della serata frammista a noia e piattezza. Dopo la scialba e smorta edizione dell’anno scorso, O’Brien corregge il tiro e regala una delle migliori edizioni degli ultimi anni. La sua capacità di far ridere (come nella clip iniziale dove rompe la quarta parete mentre fa irruzione in alcune scene dei maggiori film dell’edizione) entra in perfetto connubio con la sua capacità di presentare senza fronzoli. Praticamente, un Carlo Conti ossigenato e molto più simpatico (e bianco). Lo stesso O’Brien quest’anno non si risparmia nel denunciare il presente, senza mai scadere nel moralismo. In generale, l’atmosfera sembra meno funerea rispetto a quella dell’anno scorso, dove la vittoria di The Donald sembrava aver anestetizzato e spaventato l’Academy.

Così quest’anno viene citato il caso Epstein, il documentario propaganda di Melania Trump, ricordata ancora una volta l’invasione all’Ucraina (con la vittoria come miglior documentario di Mr. Nobody vs Putin) e grazie ad Javier Bardem sentiamo un unico ma forte Free Palestine. A sorpresa, poi, a presentare la categoria dei documentari si presenta Jimmy Kimmel, ex-presentatore della serata, nemico giurato di Trump. Senza poco risentimento, Kimmel attacca direttamente il presidente degli Stati Uniti e critica l’atmosfera da autoritarismo che ricorda altri tipi di regimi (come la Corea del Nord). Lo stesso conduttore televisivo era stato sospeso, sotto pressione dell’amministrazione Trump, dal suo emittente ABC dopo alcuni suoi commenti sull’omicidio Kirk. La sua presenza alla serata degli Oscar conferma la difesa a spada tratta nei confronti di Kimmel da parte dello showbiz statunitense.
L’Academy sembra si sia risvegliata dopo il torpore dell’anno precedente e, per quel che può contare, prepara l’infuocata stagione politica che partirà dalla primavera per culminare nell’elezione di MidTerm a Novembre.
Bocca asciutta per Timothée, PTA regna sovrano, Sinners vincitore dell’anno
Come nel 2024 Nolan (Oppenheimer) vinse ogni cosa dopo anni di rincorsa, quest’anno è toccato a Paul Thomas Anderson (Una battaglia dopo l’altra). Considerato uno dei migliori registi del suo tempo, PTA non aveva mai accarezzato l’oro placcato della statuetta. Quest’anno se ne porta a casa sei, tra cui miglior film, regista e sceneggiatura adattata. Per la categoria di miglior attore non protagonista vince l’antagonista di Una battaglia dopo l’altra, Sean Penn, assente al Dolby Theatre a causa del suo viaggio in Ucraina. Doveroso menzionare che si tratta della terza statuetta della sua carriera (un record che condivide con Frances McDormand, Daniel Day-Lewis, Meryl Streep, Walter Brennan, Ingrid Bergman e Jack Nicholson). PTA è riuscito quindi a bruciare la concorrenza di Sinners, film dal successo clamoroso negli States. Rappresentante della black community americana, diviene l’horror (seppur edulcorato, a mio parere) con più vittorie nella storia degli Oscar, ben quattro (a fronte del maggior numero di nomination della storia dell’Academy). Da rimarcare la vittoria della prima donna di sempre per la miglior fotografia (la direttrice Autumn Durald) e la vittoria di Michael B. Jordan (contando che un afroamericano non vinceva dal 2022, anno del tanto vituperato Will Smith). La bravissima Jessie Buckley (Hamnet) trionfa come miglior attrice, chiudendo una serie di premi vinti impressionante (tra cui i Golden Globe e Bafta). L’horror vince anche con Amy Madigan (Weapons), premiata come miglior attrice non protagonista.

Jessie Buckley 
Michael B. Jordan
Sia Sinners che Una battaglia dopo l’altra sembrano rappresentare il canto del cigno che l’Academy ha deciso di dedicare alla Warner Bros, produttrice di entrambi i film. Dopo una telenovela lunga mesi, la storica casa di produzione di Burbank è passata sotto l’egida di influenza trumpiana della Paramount che ha sconfitto la concorrenza di Netflix.
Proprio Netflix porta al terzo gradino del podio il Frankenstein di Guillermo del Toro con tre Oscar (trucco, costumi e scenografia) e al quarto Il film-evento K-Pop Demon Hunters con miglior film animato e miglior canzone (Golden, prima canzone k-pop a vincere il premio). La vittoria del musical animato di Netflix sancisce il quarto anno consecutivo di bocca asciutta della Disney, la cui ultima vittoria nella categoria risale al 2022 (Encanto).
Chi rimane a mani completamente vuote però è Marty Supreme, il nevrotico e vulcanico film di Josh Safdie con protagonista Timothée Chalamet. Dato da mesi come vincitore scontato, nelle ultime settimane ha perso posti in graduatoria fino all’affossamento completo, avvenuto dopo le dichiarazioni discutibili dello stesso Chalamet sulla inutilità del balletto e dell’opera1. A causa di queste parole, lungo la serata è stato punzecchiato sia da O’Brien, sia dalle presenze di quelle categorie artistiche che lui aveva criticato (ballerini e tenori). Timothee esce a mani vuote e, probabilmente d’ora in poi, a bocca chiusa.
Piccola nota patriottica: Valentina Merli, produttrice bolognese del corto Two people exchanging saliva, si porta a casa la statuetta come miglior corto (tra l’altro, un ex aequo con The Singers), unica italiana vittoriosa della serata.
La 98esima edizione degli Oscar si chiude con un sorriso sulle labbra: la serata è stata indubbiamente migliore rispetto agli ultimi anni e non abbiamo assistito a scandali esagerati o schiaffi in diretta mondiale. Sembra però che un’era della notte dei premi sia verso il viale del tramonto. Difatti dal 2029, l’Academy sbarcherà su Youtube, abbandonando per sempre la tv via cavo. Lo stesso O’Brien ha già pronosticato lo youtuber da milioni di iscritti Mr.Beast come nuovo conduttore.
Prima però di goderci gli Oscar sul Tubo, vi do appuntamento al prossimo anno: le tradizioni sono dure a morire!
Note
- Di seguito un articolo per approfondire meglio il caso e la veridicità della dichiarazione rispetto al contesto italiano . Perché Timothee Chalamet ha torto su opera e balletto: cosa dicono davvero i numeri in Italia – Vanity Fair

Marcello Monti
Romagnolo di nascita, ormai bolognese di adozione dove studio Lettere Moderne all’Alma Mater. Appassionato di letteratura e cinema, ormai da due anni ne L’Eclisse, amo scrivere di vari temi (da quelli più pop a quelli più ricercati e filosofici). Ho collaborato con radio web, scritto brevi racconti e procrastinato innumerevoli volte. Seguendo le lezioni di Woody Allen e Chaplin, cerco di vivere la vita come una grande commedia. Vi aspetto tra le righe e in live su Twitch, dove qualche volta cerco di dire cose intelligenti.
