Nel 2018 il quotidiano online Left rilanciava una ricerca della St. Mary University of Twickenham, dove, secondo il professore di teologia e sociologia Stephen Bullivant, la cristianità in Europa era sul viale del tramonto. Repubblica Ceca, Svezia ed Estonia erano sul podio per percentuale di non credenti tra i più giovani; uniche roccaforti della cristianità Polonia e Lituania. Left sottolineava come i modi e la figura dell’allora papa Bergoglio non avessero attecchito sui più giovani e che ormai la cristianità aveva perso forza in Occidente almeno per i successivi cent’anni. Due anni dopo è giunta la Pandemia e, come una tempesta fulminea che non annuncia il suo arrivo, ha sconquassato il mondo intero con lampi e tuoni.
La Generazione Z viene travolta, sconvolta ed isolata nelle sue camerette. La mancanza di senso, il vuoto della vita, la depressione senza apparente via di uscita, un mondo senza misteri: tutti questi fattori hanno rivoluzionato una generazione che sembrava ben altro prima del fortunale.
Prima del 2020 – una vera svolta del secolo – la Generazione Z, allora ancora piccola e adolescenziale, si era fatta vedere con l’iniziativa dei Fridays for Future e con manifestazioni ed espressioni collettive per la stragrande maggioranza di stampo progressista. In tutto questo, la religione era vista dai più come qualcosa di vetusto, di altri tempi, che non faceva più politica.
Tuttavia, come accade spesso nella storia, quello che sembrava certo e ineluttabile alla fine si è rivelato un buco nell’acqua. Il progresso sociale e ambientale dato per scontato come stella polare nei sogni della nuova generazione si è in parte spento, soffocato da un virus che ha mostrato nuovi bisogni alla Gen Z: uno tra tutti la ricerca di appartenenza. Questo desiderio, combinato alla riscoperta della spiritualità e al rispolvero del conservatorismo, ha riavvicinato la nostra generazione alla Chiesa. Il giovane, sperduto nella nebbia dei suoi tempi, cerca un lume, un bastone a cui appoggiarsi per continuare il percorso. Non siamo qui per condannare o esaltare, ma solo per evidenziarne l’importanza.
Nel report The Quiet Revival, l’associazione britannica Bible Society, dedita alla divulgazione delle Sacre Scritture, mette in mostra il ritorno delle giovani generazioni in Chiesa nel Regno Unito. Se nel 2018 solo il 4% dei giovani della fascia 18-24 anni affermava di essere cristiano e di andare a messa almeno una volta a settimana, oggi la percentuale è quadruplicata al 16%. In questo 16%, la maggioranza è maschile (13%) contro il 10% femminile. Insieme al ritorno in chiesa, aumenta di conseguenza anche il numero di giovani che leggono la Bibbia.
Un altro studio del 2023 della Ipsos (società che compie ricerche di mercato in tutto il globo), mostra come i Paesi in maggior aumento per giovani oranti sono Germania, Australia, Regno Unito, Francia e Svezia. I fanalini di coda sono tutti sudamericani: Cile, Colombia e Brasile. Inoltre, la Gen Z crede più in Dio rispetto ai Boomers (42% contro 35%). Il 48% pensa anche che credere in Dio o in una forza superiore renda l’essere umano più felice della media. Rispetto ai Boomers è in aumento anche la percentuale di ragazzi che credono che l’essere religiosi ti renda anche un miglior cittadino.
E in Italia? Il quadro che offre Ipsos sulla penisola è diverso rispetto questi ultimi numeri. Nello stivale – dove peraltro dimora il Pontefice – la cristianità giovanile è sempre più in diminuzione. Vari dati ci danno questo quadro: rispetto ai Boomers ci sono più atei (+21%); meno giovani che pregano (-11%), meno che credono nella Bibbia (-17%); l’unico aumento avviene nella frequenza del luogo di preghiera (+2%). Interessante notare come il sud d’Europa sia complessivamente meno religioso del nord; prospettiva incredibile pensando a come pochi anni fa fosse l’esatto opposto.
Quando non sono in aumento, i numeri non calano più ma si stabilizzano. Come sottolinea PewResearch (centro studi statunitense che fornisce ricerche sui problemi sociali), dopo anni di declino continuo, la percentuale di popolazione che si identifica come cristiana si è stabilizzata al 63%. Ma mentre le altre generazioni sono stabili o in calo, la Gen Z è quella che registra i cambiamenti maggiori. Anche in USA troviamo numeri considerevoli in vari campi: il 27% prega quotidianamente, 46% si considera cristiano e il 44% non è affiliato ma religioso (in quest’ultimo caso la Gen Z è prima). Le cifre più interessanti, in realtà, sono quelle spalmate sul decennio (dal 2020 ad oggi). Qui troviamo gli aumenti più considerevoli: il 28% prega quotidianamente (+8% rispetto al 2020), 51% è cristiano (+6%), mentre diminuisce la non appartenenza religiosa (da 46 a 41%).
La ricerca mostra come anche il calo maggiore della cristianità avvenga nelle persone con idee liberal, vicino al Partito Democratico americano (-25%). Infine, la Gen Z è l’unica generazione americana – dal 1940 in poi – in cui gli uomini sono più religiosi delle donne. La generazione meno avvezza alla cristianità non è la nostra, come ci testimoniano i dati, bensì i Millennials (di cui il 31% ha lasciato la religione cristiana). I nati tra 2000-2006 ribadiscono invece che con il passare degli anni è aumentata la loro spiritualità.
Il filo rosso che lega tutti questi numeri è un evento cardine: il 2020. Ancora sminuito da tanti, fondamentale è analizzare come la Pandemia sia stata la chiave di volta di innumerevoli crisi e problemi soffocati.
La nostra generazione l’ha vissuta come una vera e propria rivoluzione copernicana. Per alcuni di noi è stato motivo di crescita, per altri invece un blocco a causa del quale non sono più cresciuti. Se c’è un fattore, però, che unisce tutte le statistiche è questa ricerca spasmodica di appartenenza a qualcosa.
Principalmente quel qualcosa – riflettendo sui numeri finora elencati – sembra essere la riscoperta di alcune radici, tra cui quella cristiana. Ci sarebbe da fare un più ampio discorso su tutte le dinamiche di questa riscoperta, ma è bene ricordare alcune cose.
Sicuramente è da notare come questo ritorno alla religiosità sia venuto di pari passo al rinato interesse dei giovani verso ideologie più conservatrici (che talvolta sfociano anche nell’estremismo di destra); tuttavia, non sarebbe corretto associare questa religiosità solamente all’ideologia politica e propagandistica.
La certezza è che la ricerca di sicurezze e pilastri da dare alla propria vita sono bisogni vitali per ogni generazione. Questo assunto sembra però apparire una novità alla Generazione Z che, subissata da continui stimoli (per la maggior parte futili), si è ritrovata a riscoprire idee e convinzioni che sembravano ormai fuori tempo massimo.
Da secoli la filosofia ha ragionato su un mondo non più religioso, staccato dal concetto di Dio e spiritualità: tanti hanno messo in guardia da questa condizione. Nonostante la formula comune espressa da tanti del “religione = retrogrado”, l’assenza di significato che sembra sempre più annerire le vite dei giovani è pericolosa. Da questa assenza viene anche il bisogno di religiosità.
Sarà interessante osservare nei prossimi anni come questa ritrovata cristianità in Europa (soprattutto quella del Nord) e negli USA andrà a influenzare la società e la politica.
Di una cosa siamo sicuri: fare previsioni statistiche o pseudo-sociologiche è impossibile. Gli ultimi anni hanno mostrato come i più progressisti possano diventare conservatori, i più atei religiosi.

Marcello Monti
Romagnolo di nascita, ormai bolognese di adozione dove studio Lettere Moderne all’Alma Mater. Appassionato di letteratura e cinema, ormai da due anni ne L’Eclisse, amo scrivere di vari temi (da quelli più pop a quelli più ricercati e filosofici). Ho collaborato con radio web, scritto brevi racconti e procrastinato innumerevoli volte. Seguendo le lezioni di Woody Allen e Chaplin, cerco di vivere la vita come una grande commedia. Vi aspetto tra le righe e in live su Twitch, dove qualche volta cerco di dire cose intelligenti.
