Qualche anno fa l’ondata di scioperi per il clima sembrava inarrestabile. Migliaia di persone di tutte le età inondavano le piazze di tutto il mondo, chiedendo giustizia climatica1. Oggi, invece, di clima si parla sempre meno e la speranza di un futuro migliore sembra ormai persa. Ogni estate è più calda della precedente, alluvioni ed eventi estremi si abbattono di continuo sulle nostre città e gli inverni sono sempre più rigidi.
Davanti agli effetti sempre più evidenti del riscaldamento globale e all’incapacità dei governi di intraprendere azioni significative per contrastarli, viene da pensare che ormai sia troppo tardi per invertire la rotta. Ma è davvero così?
Sicuramente i progressi nell’ambito della sostenibilità stanno avvenendo troppo lentamente e, di questo passo, secondo gli esperti del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC)2, non raggiungeremo gli obiettivi stabiliti dall’Accordo di Parigi sul clima (2015)3. Siamo ancora infatti troppo dipendenti dai combustibili fossili, che sono i maggiori responsabili delle emissioni di CO2 legate alla produzione di energia4. Notevoli passi indietro sono stati fatti dagli USA, uno dei paesi più inquinanti al mondo, dove il presidente Donald Trump ha, ancora una volta, ritirato il paese dagli Accordi di Parigi e ostacolato il passaggio alle fonti di energia rinnovabile5. Anche l’Italia è ancora molto dipendente dai combustibili fossili, da cui deriva ancora la metà dell’energia prodotta6. Le dichiarazioni della Presidente del Consiglio Meloni alla conferenza delle Nazioni Unite sul clima dell’anno scorso (Cop29) e la sua assenza a quella di quest’anno (Cop30)7 fanno intendere che la transizione ecologica non è la priorità di questo esecutivo. Meloni, infatti, ha affermato di voler difendere la natura “con l’uomo al centro”8, usando tutte le fonti di energia a disposizione, – che, di fatto, significa continuare a usare i combustibili fossili – posizione che l’Italia ha ribadito alla Cop30 di Belem9.
Davanti a questa situazione è difficile essere ottimisti, ma, in realtà, sono stati fatti anche progressi importanti, che dovrebbero farci ben sperare. Per esempio, nel 2023 oltre il 30% dell’energia prodotta a livello globale proveniva da fonti rinnovabili, un aumento record rispetto a qualche anno fa10. Anche il costo dell’energia rinnovabile, specialmente quella solare, è diminuito drasticamente negli ultimi anni, rendendo sempre più facile e conveniente passare a queste fonti di energia11. A trainare la produzione di energia pulita è soprattutto la Cina, che produce più energia rinnovabile di tutti gli altri Paesi messi insieme12, un dato molto significativo considerando che è il Paese che, ad oggi, produce più emissioni di CO2 al mondo13. Anche in Europa questo settore sta crescendo, con circa il 50% di energia prodotta da fonti rinnovabili nel terzo trimestre del 2025, anche se i piani dell’Unione Europea per ridurre le emissioni sono sempre meno ambiziosi14. Altri esempi virtuosi vengono da paesi come l’Uruguay, che produce il 98% della sua energia con fonti rinnovabili15 e dal sud dell’Australia, che si avvicina a raggiungere lo stesso obiettivo16. Questo ci dimostra che è possibile ridurre le nostre emissioni e siamo già sulla buona strada per farlo. C’è però bisogno di politiche più ambiziose, dato che con quelle attualmente in atto si stima che arriveremo a un riscaldamento di 2,7 gradi Celsius17, che potrebbe avere conseguenze devastanti sul nostro pianeta e su di noi.

Quindi, considerando l’urgenza del problema, perché siamo ancora fermi? Non è tanto un problema tecnico, quanto politico. Le tecnologie per ridurre le emissioni esistono già, ma i governi spesso evitano di adottare misure incisive perché temono di perdere consenso, investendo in progetti con effetti immediati piuttosto che in strategie climatiche i cui benefici si vedranno solo nel lungo periodo. Inoltre, i costi iniziali della transizione ecologica vengono strumentalizzati da alcuni partiti, soprattutto conservatori, che alimentano la paura che queste politiche possano danneggiare l’economia o penalizzare i cittadini più poveri18. Questo timore è in parte fondato, poiché misure come una tassa sul carbonio possono effettivamente aumentare i prezzi, penalizzando soprattutto le persone meno abbienti. Tuttavia, è possibile pensare a politiche climatiche più equilibrate, che tengano conto dei potenziali effetti economici negativi di una tale misura e che siano in grado di compensarli.
Un modo per neutralizzare l’aumento dei prezzi in questo caso potrebbe essere quello di usare parte del ricavato di questa tassa per migliorare i servizi pubblici, oppure di usarlo per trasferimenti di denaro diretti alle categorie che sarebbero più danneggiate, attenuando così l’effetto disuguale di questa proposta. Questo è ciò che suggeriscono i ricercatori del World Inequality Lab, un gruppo di economisti che enfatizza la necessità di considerare le disuguaglianze per costruire un futuro sostenibile19. In questo modo la lotta al cambiamento climatico non sarebbe un ostacolo al benessere economico, ma un’occasione per immaginare un’economia più giusta. Infatti, viviamo ancora in una società marcata dalle disuguaglianze e questo si ripercuote anche sul clima: si stima che il 10% della popolazione più ricca inquini più del 50% più povero, rendendo il cambiamento climatico anche una questione di giustizia sociale20.

Nonostante queste ingiustizie e l’urgenza del problema, la lotta per la giustizia climatica sembra in stallo. I giornali non ne parlano più, le manifestazioni per il clima sono sempre meno partecipate e le persone sembrano aver smesso di credere che possiamo ancora cambiare le cose. Ma arrendersi ora sarebbe un errore. Se sono stati fatti passi avanti verso un futuro più sostenibile è anche perché, in tutto il mondo, le persone si sono organizzate per chiedere azioni concrete per ridurre le emissioni. Chiaramente, siamo ancora lontani dall’obiettivo, ma non significa che i nostri sforzi siano stati inutili, né tantomeno che dobbiamo fermarci ora, perché ogni mezzo grado in meno conta. Non servono miracoli tecnologici: abbiamo già le conoscenze e gli strumenti per affrontare la crisi climatica, ma manca la volontà politica di metterli in pratica.
Non ci resta quindi quindi che organizzarci e continuare a fare sentire la nostra voce affinché queste soluzioni vengano applicate.
Note
- M. Spini, 15 marzo 2019: il primo sciopero globale e l’onda verde, in “Fondazione Feltrinelli”, 2024 consultato in data 10/10/25 .
- Un’azione urgente per il clima può garantire un futuro vivibile per tutti, in “IPCC focal point for Italy”, 2023, consultato in data 14/10/25.
- L’Accordo di Parigi sul Clima (2015) è un trattato internazionale in cui è stato fissato l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C entro la fine del secolo.
- IPCC, Summary for Policymakers. In: Climate Change 2023: Synthesis Report. Contribution of Working Groups I, II and III to the Sixth Assessment Report of the Intergovernmental Panel on Climate Change, p 10.
- Clima: Dopo l’insediamento Trump annuncia il ritiro degli Usa dall’Accordo di Parigi, in “Euronews”, 2025 consultato in data 10/10/25.
- Commissione Europea, DOCUMENTO DI LAVORO DEI SERVIZI DELLA COMMISSIONE Relazione per paese 2025 – Italia che accompagna il documento RACCOMANDAZIONE DEL CONSIGLIO sulle politiche economiche, sociali, occupazionali, strutturali e di bilancio dell’Italia, 2025, p 88.
- L. Gaita, Giorgia Meloni tra i grandi assenti della Cop30 di Belem. E dagli obiettivi italiani sono scomparsi piano di adattamento e legge sul consumo di suolo, in “Il Fatto Quotidiano”, 7/11/2015, consultato in data 3/1/2026.
- COP29, l’intervento del Presidente Meloni, in “Governo italiano”, 2024, consultato in data 14/10/25.
- COP30. Il Ministro Tajani interviene a nome dell’Italia al Vertice per il clima di Belém, in “Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale”, 6/11/2025, consultato in data 4/1/2026
- Electricity Transition in 2023, in “Ember”, 2024, consultato in data 10/10/2025
- Le rinnovabili costano sempre meno, in “Enel”, 2023, consultato in data 10/10/2025
- La Cina è la regina delle energie rinnovabili, in particolare solare ed eolico, in “Infodata”, 2025, consultato in data 10/10/2025
- CO2 emissions, in “Our World in Data”, 2024, consultato in data 14/10/2025
- Renewables in electricity generation up 4% in Q3 2025, in “Eurostat”, 11/12/2025, consultato in data 4/1/2026.
- S. Markert, The Uruguay Way: Achieving Energy Sovereignty in the Developing World, in “Earth”, 2024, consultato in data 14/10/25.
- N. Hedley, South Australia to reach 100% renewables as soon as 2027, 2023, in “The Progress Playbook” , consultato in data 14/10/25.
- Emission Pathways, in “Climate Action Tracker”, 2025, consultato in data 10/10/2025
- S. Levantesi, ‘Climate action is too costly’: how the far right and big business are weaponising social instability to block progress, 2025, in “Voxeurope”, consultato in data 14/10/25.
- L. Chancel, P. Bothe, T. Voituriez, Tackling Climate Inequalities, in Climate Inequality Report 2023, World Inequality Lab Study 2023/1, p 132
- Ibid

Carlotta Viscione
Nata a Milano nel 2004, ma la mia mente non conosce confini. Ho studiato inglese, tedesco e spagnolo al liceo, ma sono finita in Francia a studiare Scienze Politiche in inglese. Dopo due anni passati a Reims, finirò la triennale alla London School of Economics and Political Science. Nota per non riuscire mai a staccare dallo studio, passo il mio tempo libero a guardare video educativi su YouTube. A parte imparare, mi piace cucinare (tutto rigorosamente vegano), leggere e scrivere. Per L’Eclisse collaboro con il gruppo social media e scrivo di politica.
