L’arte degli oggetti
Il fascino estetico e simbolico degli oggetti quotidiani nell’arte cinese tradizionale
Nel panorama contemporaneo, gli oggetti che abitano i nostri spazi sembrano rispondere soprattutto a esigenze di funzionalità, efficienza e consumo rapido. I mobili, difatti, riflettono spesso un’estetica minimale e standardizzata, dove la forma tende a coincidere con l’utilità, riducendoli così a semplici strumenti: qualcosa che serve, ma che raramente racconta.
Guardare alla tradizione artistica cinese, che indubbiamente affascina chiunque posi gli occhi sulle sue opere, ci permette di aprire una prospettiva differente e molto interessante. Nella tradizione artistica della Cina, gli oggetti non sono mai stati percepiti come elementi neutri, ma sempre intrisi di un valore simbolico: un mobile, un vaso, una stoffa o un piccolo oggetto domestico potevano rivelarsi veicoli di valori, auspici e memorie collettive, capaci così di collegare la dimensione umana a quella simbolica. Riscoprire il forte simbolismo che per secoli ha caratterizzato l’arte cinese ci permette di volgere lo sguardo alla ricchezza estetica e concettuale dei suoi oggetti. Un elemento di arredo poteva raccontare storie precise e trasmettere valori, adoperando uno stile visivo che fosse capace di intrecciare forma, funzione e significato.
Dunque, proprio attraverso questa lente, risulta interessante visionare le testimonianze materiali dell’epoca, partendo da uno dei materiali più ampliamente impiegati e simbolici: la porcellana bianca. Essa costituisce uno stile che fiorì per la prima volta in Cina nel XIV secolo, considerata lo sviluppo più importante nella storia della ceramica. Ad esempio, osservando i vasi in porcellana della dinastia Ming (1368-1644) – tra gli oggetti più celebri della tradizione artistica cinese – possiamo notare come la versione con animali alati sopra le onde sia stata molto probabilmente ispirata alle straordinarie spedizioni marittime sponsorizzate dalla corte all’inizio del XV secolo, durante le quali una flotta cinese, sotto la guida di Zheng He (1371-1433), raggiunse le coste dell’Africa.
L’emblematica alternanza di bianco e blu cobalto si può ammirare anche nello spettacolare vaso da conservazione, realizzato nelle fornaci di Jingdezhen, databile al regno dell’imperatore Xuande (nel periodo 1425-1435 della dinastia Ming). La decorazione dipinta in questo caso raffigura un drago animato che ondeggia in un cielo nuvoloso.
Per quanto riguarda le versioni colorate, invece, possiamo osservare un esempio che alterna il rosso, il giallo e il verde, sovrapposti al blu sottosmalto. Fonti contemporanee attestano la cottura di duecento vasi con scene simili di stagni durante il ventunesimo anno del regno di Jiajing (1542). Nelle immagini sottostanti, difatti, si può osservare come la rappresentazione sul vaso veda protagoniste le carpe all’interno di uno stagno.
I mobili della dinastia Ming presentano linee minimaliste, proporzioni armoniche ed estremamente eleganti. Il loro simbolismo risiede nell’uso del legno huanghuali1, collegato a prestigio e durata del materiale, risaltando l’artigianalità e la cura dei dettagli simmetrici.

Nei mobili, dunque, la differenza non era solo estetica ma concettuale. Ai tempi, essi erano considerati degli oggetti quasi artistici, ogni superficie poteva essere decorata, la produzione era curata, lenta e artigianale, in netta contrapposizione con la produzione odierna, dove tutto è meccanico e ripetitivo, l’obiettivo è la quantità produttiva e il processo è industrializzato. Il mobile, dunque, non era solo utile, era anche parte dell’armonia estetica di una stanza, e soprattutto, raccontava storie o evocava paesaggi, fiori, scene narrative. Insomma, la qualità artigianale sicuramente esiste ancora, ma spesso manca il racconto simbolico che un tempo abitava gli oggetti.

cabinet laccato nero con applicazioni in rilievo 
cabinet laccato rosso con decorazioni dorate
Sempre in legno (in questo caso di Zitan) erano realizzate le scatole, intagliate e decorate, a dir poco meravigliose ed affascinanti. Quello che oggi potrebbe essere l’oggetto più esclusivamente funzionale e privo di un qualsiasi significato, nell’arte cinese tradizionale era una portavoce di una vera e propria arte.
A questo punto, non si può non menzionare tra gli esempi l’eleganza senza tempo dei ventagli cinesi, delle vere e proprie opere d’arte. Nella loro delicatezza sono di un incredibile impatto visivo ed evocativo: rappresentazioni di paesaggi, di fiori stagionali… Insomma, un oggetto che nella sua semplicità e leggerezza era comunque in grado di racchiudere un simbolismo tutto proprio. Basta osservare le figure sottostanti per ammirare solo uno dei magnifici esempi di oggetti pratici e artistici allo stesso tempo. Molti venivano decorati da pittori e calligrafi professionisti, dipinti a mano con inchiostro e colori minerali o vegetali. Tra le tecniche, vi erano l’intaglio e la traforatura del telaio con decorazioni ornamentali.
Parlando di oggetti, è interessante soffermarsi anche sui materiali che ne definivano l’identità e il valore estetico. Tra questi, il Celadon, una ceramica smaltata ampiamente utilizzata nell’arte cinese tradizionale, si distingue per la caratteristica tonalità verde, risultato dell’incontro tra composizione dello smalto e modalità di cottura. Con questa tecnica venivano realizzati sia oggetti d’uso quotidiano sia elementi decorativi, in un equilibrio continuo tra funzionalità e bellezza.

Accanto alla ceramica, anche la giada verde occupava un ruolo privilegiato: pietra naturale lavorata con pazienti processi di intaglio e levigatura, che dava forma a oggetti minuti e preziosi – pendenti, ornamenti, amuleti – ma anche a piccole sculture, nelle quali la materia stessa poteva custodire un valore simbolico.
Di particolare raffinatezza era poi la porcellana rossa, celebre per la complessità della sua realizzazione. Ottenere una tonalità intensa e stabile richiedeva, infatti, un controllo minuzioso della smaltatura, della cottura e del raffreddamento, insieme al dosaggio preciso di ossido di rame nello smalto. In Cina il rosso rivestiva un valore simbolico profondo, associato al sole, tanto che gli imperatori Ming commissionavano vasi in questa tonalità proprio per le cerimonie annuali presso l’Altare del Re Sole, uno dei principali altari imperiali.

piatto decorato – National Museum of Asian Art 
piatto in porcellana rossa – National Museum of Asian Art
In conclusione, è affascinante ripercorrere l’evoluzione della concezione di questi oggetti, un tempo concepiti non soltanto per la loro funzionalità ma anche per narrare, nella loro unicità, una storia. Il mobilio e gli elementi d’arredo hanno rappresentato – e continuano a rappresentare – molto più di strumenti d’uso quotidiano: sono testimoni materiali di epoche, gusti e sensibilità, oltreché capaci di comunicare, attraverso forme, materiali e dettagli, l’identità culturale2 di chi li ha creati e vissuti. Attraverso vasi, mobili e ornamenti che abbiamo osservato, emerge quindi una visione dell’oggetto che unisce bellezza e significato, dove ogni forma e decorazione partecipa a un linguaggio condiviso. Osservarli oggi significa non solo ammirarne la raffinatezza, ma riconoscere la capacità dell’arte di trasformare il quotidiano in esperienza simbolica, lasciando che questi oggetti continuino a raccontare, silenziosamente, la loro storia.
Note
- Durante la dinastia Ming e all’inizio della dinastia Qing, la maggior parte dei mobili di pregio era realizzata in legno huanghuali. Il termine non compare nei testi antichi, dove si trova solo il termine huali. Successivamente, il prefisso Huang fu aggiunto a huali per distinguerlo dal cosiddetto xinhuali (nuovo quali), il legno che divenne popolare e che ancora oggi viene utilizzato in grandi quantità per la realizzazione dei mobili.
- In Italia, disponiamo dei seguenti musei dove si possono ammirare le bellezze dell’arte orientale. Il Museo d’arte Orientale a Torino, a Venezia, a Pesaro e il Museo Nazionale d’Arte Orientale a Roma.












