
Premessa
Ognuno di noi vive in un tempo e in uno spazio precisi, la cui unione crea contesti particolari e difficilmente replicabili. Così, si tende a pensare che ciascuno di questi contesti possa esistere di vita propria, alla stregua degli individui che li abitano. Non è così, però.
Se qualcosa o qualcuno si ritrovano in un punto specifico e in un determinato momento storico, questo accade perché una serie di coincidenze lo ha permesso.
Infatti, il mondo è ricolmo di elementi la cui esistenza deriva da una successione di concatenazioni che, consolidandosi, hanno creato forme rituali teoriche e pratiche ben definite. La loro potenza escatologico-narrativa ha funto da punto di partenza per la formazione e la crescita di costumi e culture.
Persone, oggetti, animali e comportamenti sono figli di questo processo storico e comportamentale. Noi tuttɘ, in buona sostanza, lo siamo.
Gli uomini e le donne hanno fatto proprio il processo di cui sopra e ne hanno ricavato delle tradizioni importanti. La ripetizione dei comportamenti e dei rituali, altro importante elemento antropologico, ha permesso a tutte le popolazioni e tutti gli individui di creare un proprio bagaglio culturale di riferimento.
Questo risultato fa in modo che tutte le persone siano più o meno consciamente guidate nelle loro scelte da una pregressa storia di comportamenti e decisioni assimilati con il tempo.
Non a caso, le tradizioni riguardano tutti gli aspetti della vita delle persone. Se in linea generale si può dire che sono riferite all’ambito culturale, è altresì corretto affermare che in questo caso la dinamica si può applicare alla cultura nel suo significato più ampio.
Oltre ai comportamenti sopra citati, anche i simboli, l’alimentazione e l’immaginario collettivo vengono intaccati e i risultati di questa contaminazione emergono evidenti anche in aspetti di diffusione mediatica, come il cinema e/o la televisione.
Da queste ultime considerazioni, potrebbe sembrare quasi che le tradizioni rappresentino un terreno da cui è impossibile fuggire, ma ci sono anche personaggi che hanno deciso di confutarle e smascherarle. Pongono, così, dei dubbi su quello che le tradizioni simboleggiano e sulle loro criticità.
In effetti, questo metodo di analisi oggettiva e imparziale permette di comprendere nel miglior modo possibile le tradizioni e lo spettro coperto dal loro operato.
Se da un lato rappresentano il riferimento culturale di cui è intriso l’ambiente in cui si nasce e si cresce, è altresì compito di ciascun individuo riconoscere punti di forza e debolezza, sapendo emanciparsi ove necessario.
Questo mese, abbiamo cercato di sviscerare il tema delle tradizioni da diversi punti di vista: Sarah Calderoni, nel suo articolo, approfondisce la filosofia di Nietzsche nel suo interrogarsi sulle origini di ciò che tramandiamo. Gli interventi di Mathilde Modica Ragusa e Valentina Oger, invece, si concentrano sul cibo, la prima analizzando le nostre tradizioni gastronomiche e il nazionalismo culinario, la seconda andando a studiare il ruolo della cucina (intesa sia come luogo fisico che come azione quotidiana tradizionalmente femminile) nel cinema di Almódovar. Infine, Erika Pagliarini ci racconta di come il folklore europeo, i “mostri” e le creature magiche appartenenti alla nostra tradizione, siano arrivate sul grande schermo, diventando protagonisti del cinema horror.
Buona lettura,
