
Premessa
Il 6 febbraio 2026 avranno ufficialmente inizio i XXV Giochi Olimpici Invernali, ospitati da Milano e Cortina D’Ampezzo. L’ultima volta che le Olimpiadi si sono svolte nel nostro Paese era il 2006, esattamente vent’anni fa, a Torino.
Gli eventi sportivi sono sempre una ragione per la comunità di riunirsi e lo sport, come vi abbiamo raccontato quattro anni fa nell’editoriale a tema, E pur si muove!, è a tutti gli effetti una parte importante del panorama culturale di una nazione, anche se spesso i due concetti (sport e cultura, appunto) vengono posti in contrapposizione. Ma quello che contraddistingue i giochi sportivi da altre tipologie di raduni culturali è l’elemento della competizione.Esistono contest canori, premi letterari e awards cinematografici, ma l’arte è essenzialmente un territorio di condivisione e di parità. Nello sport (come in tutti i giochi, almeno per lo storico e linguista Johan Huizinga1), invece, l’elemento della competizione è centrale e assolutamente imprescindibile. Si gioca per vincere ed è dal confronto con gli altri che si valuta la propria crescita di abilità nella disciplina.
Come insegna la saggezza popolare, un po’ di “sana” competizione fa sempre bene. C’è però anche un lato negativo, quasi inquietante della competizione, specialmente quando gli attori in campo non sono atleti che vogliono portare in alto la propria bandiera, ma nazioni avide di territori e risorse naturali. Le notizie recenti non fanno che confermare questo “lato oscuro” della competizione e non è così inusuale, ultimamente, sentir parlare di “terre rare”, l’ambito “premio” di queste recenti sfide diplomatiche. Se anche voi vi siete chiesti che cosa siano esattamente le terre rare e perché così tanti Stati le vogliano, potete correre a leggere l’articolo di Bianca Beretta a pagina 3, che getta luce su una “competizione” geopolitica centrale nel panorama odierno.
Ma anche il Novecento è stato teatro di competizioni tra nazioni, e non solo sotto la luce della fiamma olimpica: Alessandro Mazza, a pagina 2, ci porta attraverso una breve storia della “corsa agli armamenti” (e all’egemonia culturale, scientifica e artistica) dei blocchi sovietico e NATO. Ancora oggi, il periodo della guerra fredda si riflette sulla nostra vita quotidiana e su come continuiamo a pensare al mondo.
Come al solito, per L’Eclisse, non può mancare una riflessione che parta da un prodotto artistico. Questo mese, grazie a Carlotta Pedà e al suo articolo (pagina 4), tocca a Metropolis (1927, Fritz Lang), capolavoro del cinema espressionista tedesco. La competizione qui prende le vesti della lotta di classe, ben più complessa e articolata di quanto si potrebbe pensare e, anche un secolo dopo l’uscita del film, tremendamente attuale.Questo nostro editoriale, pur partendo da un evento gioioso come i Giochi Olimpici, ha finito inevitabilmente per riflettere un sentimento d’ansia, crediamo, abbastanza generalizzato al momento. Inauguriamo quindi l’anno con una grande riflessione tripartita sull’attualità, sperando di sentire notizie più allegre per il resto dell’anno. La competizione, d’altronde, è sana solo quando è fondata sul rispetto reciproco. Solo così può diventare un momento di condivisione e di crescita, come ci insegna (o come dovrebbe insegnarci) lo sport.
Buona lettura,
La Redazione
Note
- Huizinga, J., Homo Ludens, 1938, prima ed. it. 1946
