Si ringrazia ADD Editoria per la cortesia della copia stampa.
Il 7 novembre arriva in libreria per ADD Editore Sinofagia, raccolta di racconti horror cinesi a cura di Xueting C. Ni., reperibile qui.
Quattordici brevi, ma potenti, storie, che immergono nella Cina contemporanea: alcune raccontano dinamiche sociali tossiche attraverso l’orrore, altre riportano in vita antiche leggende e miti, trasformandoli in racconti moderni e inquietanti.
Una raccolta che unisce brivido, cultura e colpi di scena impossibili da dimenticare.
Prima di addentrarmi nell’antologia, ritengo doveroso menzionare la curatrice e traduttrice del volume: Xueting C. Ni.
Cresciuta tra Oriente e Occidente, Xueting nasce a Guangzhou, in Cina, dove trascorre l’infanzia prima di trasferirsi a Londra, dall’altra parte del mondo. Il saper vivere a cavallo tra due realtà, due culture e due lingue diventa presto il suo punto di forza: Xueting si trasforma in un ponte tra mondi apparentemente lontanissimi, traducendo e portando la cultura cinese nel cuore dell’Occidente, in Gran Bretagna.
Il lavoro della traduttrice merita particolare attenzione. Xueting decide di lasciare, alla fine di ogni racconto, una nota in cui spiega alcune scelte traduttive e offre il necessario contesto.
Ho personalmente apprezzato molto la decisione di mantenere i testi il più integri possibile: nessuna spiegazione inserita all’interno del racconto (un vero peccato mortale, soprattutto nell’horror, dove il climax narrativo è essenziale), nessuna traduzione forzata di termini dialettali e nessuna collocazione geografica eccessivamente precisa dei luoghi citati.
Il fatto che la traduzione rimanga così fedele alla stesura originale suggerisce come molte informazioni siano considerate implicite, parte di un sapere comune che non richiede ulteriori spiegazioni.
In questo senso, le sue scelte traduttive rivelano la natura stessa dei racconti selezionati: non sono testi concepiti per essere esportati all’estero, né pensati specificamente per un pubblico occidentale. Gli scrittori, infatti, pubblicano tutti (o in larga maggioranza) su siti cinesi dove è possibile pubblicare racconti in forma anonima e non.
Personalmente, apprezzo sempre moltissimo questo tipo di scelte editoriali: rivelano la volontà di stimolare nel lettore una curiosità attiva, una spinta alla ricerca che diventa inevitabilmente una cascata.
Una volta che ci si addentra nell’esplorazione culturale, infatti, si entra in una valle incantata da cui è impossibile uscire.
Per amor di sintesi, ho scelto tre racconti che, secondo me, rappresentano bene il tono e lo stile degli altri presenti nell’antologia. Visto che si tratta di testi molto brevi, accennerò appena la trama, giusto quel che serve per fornire un minimo di contesto.
I racconti selezionati sono: Cronache dello Xiangxi, Conosci le torri dall’antico splendore?, e infine, La morte di Nala.
Cronache dello Xiangxi
In questo racconto si fa ricorso a una delle tradizioni narrative più popolari in Cina: il daomu, ovvero le storie dedicate ai razziatori di tombe e ai ladri di cimiteri.
Il racconto è un esempio perfetto di come la tradizione e il racconto popolare continuino a essere parte integrante dell’immaginario narrativo cinese contemporaneo.
Le narrazioni tradizionali sono un enorme scrigno da cui attingere: si possono selezionare topoi specifici o utilizzare schemi già consolidati, adattandoli all’inserimento di elementi diversi e dando così vita a storie sempre nuove, ma legate da costanti comuni.
In questo racconto c’è quasi tutto: la tradizione del clan familiare, l’antica magia nera, le incisioni rituali per sfuggire alla morte, la figura dello sciamano — fondamentale nelle spedizioni militari per prevederne l’esito — e creature mostruose.
Tutti questi elementi si intrecciano con sentimenti profondamente umani e universali: la paura della morte, gli amori perduti e sofferti, l’avidità di potere e la sete di vendetta.
Il racconto mette in luce anche una figura che, nella narrativa tradizionale cinese, resta spesso confinata al racconto popolare: il brigante. La storia è ricca d’azione, con combattimenti elaborati, armi di ogni tipo, intrighi e continui colpi di scena.
A dirla tutta… un videogioco ispirato a questo racconto funzionerebbe alla grande!

Conosci le torri dall’antico splendore?
Se il primo racconto è un’immersione totale nella cultura antica, ci troviamo di fronte a quello che potrebbe essere definito il prototipo dell’horror a sfondo sociale.
Quando si parla di narrativa cinese di critica sociale, il pensiero va automaticamente a Yu Hua, il nome ormai indelebile legato alla rappresentazione dell’epoca maoista e delle sue contraddizioni.
Non bisogna però ignorare tutto quel filone fantascientifico, fantasy e, appunto, horror che riprende temi sociali altrettanto scottanti, estremizzandoli fino a portarli all’assurdo.
È proprio il caso di Zhou Dedong, autore di Conosci le torri dall’antico splendore?, che utilizza l’elemento fantastico per amplificare e distorcere problemi reali, rendendoli ancora più inquietanti.
L’aspetto più inquietante di questa narrazione è che i fatti sono reali: l’autore si ispira a un caso di cronaca del 2019 che suscitò grande scalpore.
Si tratta, infatti, di appartamenti di scarso valore di mercato, perché situati in zone periferiche o prossimi al disfacimento, utilizzati come veri e propri “depositi” di urne funerarie.
Un altro grande pilastro della cultura cinese viene qui messo al centro della narrazione: le urne funerarie e il culto dei morti. Questo aspetto rappresenta una componente enorme della quotidianità cinese, sia religiosa sia sociale, e porta con sé una forte contraddizione: il rispetto e la riverenza per i defunti spingono a non voler conservare le urne in casa.
Nell’antichità, le famiglie abbienti disponevano di luoghi specifici per la deposizione delle urne e il loro culto (come i Cí táng, gli Zhaitang e i Columbarium, solo per citarne alcuni). Oggi, però, soluzioni simili sono assolutamente impensabili per il cittadino medio. Avere a disposizione un luogo del genere richiederebbe non solo una certa disponibilità economica, ma anche spazio, cosa praticamente impossibile nella Cina urbanizzata odierna. Il rischio, insomma, è di stare… stretti con il morto.

La morte di Nala
L’ultimo racconto scelto è il più breve di tutti. L’autrice non è avvezza al soprannaturale e decide quindi di declinare la sua narrazione verso l’horror psicologico.
E quale horror psicologico migliore se non una donna con problematiche psichiatriche nella Cina moderna?
La salute mentale resta ancora un enorme tabù in Cina, così come in gran parte dell’Asia. Negli ultimi anni si sono cominciati a intravedere timidi spiragli di apertura sul tema, ma spesso il problema viene percepito come “degli altri” e mai come qualcosa che possa riguardare te personalmente.
A questo si aggiunge la negligenza medica verso le donne, creando una montagna di difficoltà, quasi impossibile da scalare. E cosa succede se a tutto ciò si aggiunge un lutto non elaborato e una situazione estremamente innaturale per una madre, come il non provare affetto per il proprio figlio?
In appena cinque pagine, Gu Shi riesce a condensare critica sociale della condizione femminile in Cina, negligenza medica, tabù della salute mentale ed infine, il mostro più grande di tutti: la maternità.

Sinofagia non è solo una raccolta di racconti horror: è uno specchio della Cina contemporanea, un ponte tra antiche leggende e problematiche sociali attuali, tra paura e riflessione.
Grazie alla cura di Xueting C. Ni, il lettore viene guidato in un viaggio che va oltre il semplice brivido, stimolando curiosità, introspezione e una nuova consapevolezza della complessità culturale di un Paese che continua a sorprendere.

Veronica Gabrielli
Mi chiamo Veronica, studio arabo ma sogno ancora di fare la fioraia. Amo la solitudine, la musica, la moda e i libri (4321 è il mio faro). Cucinare mi rilassa, l’amarena è il mio credo gelatiero, il mio erbario riceve più attenzioni di WhatsApp. Se sparisco, sto leggendo o parlo con un fiore: d’altronde, con i capelli corti ho già esaurito le conversazioni dal parrucchiere. In fondo, la vita è un po’ questo: cercare la bellezza nelle piccole cose, prendersi poco sul serio e trovare un equilibrio (instabile) tra dizionari di arabo e fiori.


