I Ching – Libro dei mutamenti
I “Cinque classici” rappresentano le opere basilari della cultura letteraria cinese: si tratta del Libro dei mutamenti, Libro delle odi, Libro delle storie, Libro dei riti e il Libro degli Annali di Lu. Alla pubblicazione e diffusione di questi volumi ha contribuito anche il filosofo cinese Confucio, il quale ne ha favorito la trascrizione tra i letterati del suo tempo1.
L’I Ching, il Libro dei mutamenti, conosciuto anche come Yi Jing o I King, è il libro più antico dei cinque; scritto dai “santi saggi”, è stato l’unico a sopravvivere all’incendio del 213 a.C. ordinato dall’imperatore Ch’in Shin Huang2. Vi è la credenza che tragga origine dalle pratiche sciamaniche di divinazione, basate sull’interpretazione della lettura delle crepe presenti sui gusci di tartaruga e sulle ossa dei bovini dopo la pratica di incisioni, volte a rappresentare la domanda posta agli spiriti3. L’I Ching non deve essere inteso come un libro del destino ma come una grammatica del mutamento. Non definisce “cosa” accadrà, ma “come” avvengono i cambiamenti, secondo trasformazioni continue, processi e tensioni.

Yin e Yang
I due principi tra loro opposti, Yin e Yang, sono elementi fondamentali nella struttura del libro. Yin rappresenta il principio femminile, “debole”, bianco, associato alla calma e alla terra, mentre Yang al contrario è il principio maschile, “forte”, nero, attivo, associato alla luce e al cielo4. Yin contiene in sé tutto ciò che riguarda il femminile, contrariamente a Yang che contiene in sé tutto ciò che riguarda il maschile; ciononostante, questi due elementi, una volta uniti, formano una coppia e quindi rappresentano il principio di unione e sintesi indicando un accordo di differenze all’interno del complesso sistema che è l’universo. Qualsiasi sia la classificazione dualistica che vogliono prendere in considerazione, i cinesi la rappresentano come in una sinusoide, dove il movimento pendolare oscilla dallo Yin allo Yang e viceversa. Ogni elemento, femminile o maschile che sia, è composto in proporzioni ineguali, quindi nulla è definibile in maniera uniforme e tutto si inserisce all’interno di leggi periodiche5. Spesso questo viene associato al celebre pánta rheî (“tutto scorre”) del filosofo greco Eraclito, ma anche se entrambi rappresentano immagini del mutamento, possiedono concezioni del divenire differenti: nel pensiero cinese Yin e Yang non designano opposti rigidi, ma differenze reversibili, segnalando la presenza di un mutamento ciclico; nel divenire eracliteo, invece, gli opposti restano in tensione e il conflitto non si ricompone. Si contrappone quindi una cosmologia dell’alternanza a una filosofia della frattura.
Il simbolo con cui Yin e Yang vengono rappresentati, tajiitu o taigitu, evidenzia questo loro concatenamento verso l’unità suprema del Tutto ed è formato da un cerchio suddiviso da una linea curva che produce due parti speculari diversamente orientate: una interamente nera con un piccolo punto bianco all’interno e viceversa una interamente bianca con un piccolo punto nero all’interno6.

Lettura e struttura de I Ching
La consultazione di questo volume non è lineare, infatti il suo linguaggio fortemente simbolico si suddivide tanto in immagini naturali quanto in scene familiari inerenti alle persone, al loro ruolo e agli oggetti di uso quotidiano. Il divenire del tempo, Yin Yang, e il mutamento continuo sono solo alcune delle idee filosofiche che fanno parte del Libro dei mutamenti e indicano delle interpretazioni del mondo e dei suoi principi espresse in maniera orientale, ermetica ed enigmatica, contribuendo così alla complessa decodificazione del Libro soprattutto da parte degli occidentali, che sono meno abituati a questo tipo di scrittura7 e che tendono a considerare l’opera come una raccolta di «formule magiche»8.
Nella prima versione, questo libro era composto da sessantaquattro simboli, ciascuno indicato
da sei linee sovrapposte9, che rappresentavano sessantaquattro possibili situazioni in cui una persona
poteva imbattersi. In origine era un oracolo in cui il “sì” veniva espresso con una linea intera continua (Yang) considerata come “maschile”, e il “no” con una linea spezzata (Yin) considerata come “femminile”. Solo in un secondo momento si è deciso di esprimere posizioni meno ferree: per questo motivo, alle due linee iniziali se ne sono aggiunte altre due, una intera mobile e una spezzata mobile. Dalla combinazione di queste linee, e con l’aggiunta di un altro elemento lineare, sono nati gli otto “trigrammi” interpretati come raffigurazione degli eventi che accadono in cielo e in terra, con le relative opposizioni10.
Esistono due modi differenti di consultare il testo I Ching: o si utilizzano gli steli di millefoglie (achillea), oppure tre monete. Queste ultime devono essere uguali tra loro ma con un recto diverso dal verso. La maniera di agire nel modo corretto per ricevere fortuna e non disgrazia non dipende da ciò che la persona fa o meno, poiché ogni divinazione rimane senza importanza morale, ma dato che questa modalità non risponde alla domanda «Che cosa devo fare?», il re Wȇn e suo figlio, il duca di Chou, a partire dal 1150 a.C. muniscono i segni, fino a quel momento muti, di chiari consigli per adottare un comportamento consono. Da quel momento, gli uomini che si rivolgono al Libro cominciano a partecipare alla formazione del loro destino, perché le loro azioni intervengono come fattori decisivi nel divenire universale11. Al centro di questa filosofia c’è l’idea che nulla sia statico: la realtà è infatti un divenire continuo, ossia un flusso incessante alimentato dall’alternanza delle forze dello Yin e dello Yang. Poiché il cambiamento risulta essere l’unica costante, l’individuo è chiamato a sviluppare una forte capacità di adattamento. Non bisogna opporre resistenza alle trasformazioni, ma accoglierle serenamente, comprendendo che ogni fase della vita è un passaggio necessario che prepara il terreno per quello successivo. È importante sottolineare come l’impegno individuale non garantisca da solo il successo, ma esiste anche un legame tra l’agire umano e le leggi del destino. La vera saggezza risiede nel saper leggere i segni del tempo12.

Rilettura de I Ching nel pensiero filosofico occidentale
Durante i primi anni del Settecento, il filosofo e matematico tedesco Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716) è impegnato in una ricerca monumentale: trovare un linguaggio universale, una “caratteristica combinatoria”, capace di esprimere tutte le verità del pensiero attraverso il calcolo matematico. Il suo incontro con I Ching è stata una vera e propria folgorazione. Tutto è iniziato grazie alla corrispondenza con il missionario gesuita Joachim Bouvet, che dalla Cina invia a Leibniz una tavola contenente i 64 esagrammi. Analizzando questi simboli, Leibniz ha un’intuizione che avrebbe cambiato il corso della storia della logica: comprende che non si tratta di semplici segni divinatori, ma di una rappresentazione visiva del sistema binario che lui stesso sta teorizzando in quel periodo. Il matematico tedesco identifica la linea spezzata Yin con lo 0 e la linea intera Yang con l’1. Questo, per Leibniz, non indica una coincidenza, ma una vera e propria prova che gli antichi saggi cinesi avevano intuito la struttura logica fondamentale dell’universo.
La scoperta supera lo schema matematico, arrivando a toccare la teologia, altro tema fondamentale per Leibniz. Egli vide nel sistema binario la metafora della Creazione: se l’1 rappresenta Dio e lo 0 il nulla, con la loro combinazione si può arrivare alla dimostrazione di come l’universo possa essere stato creato ex nihilo (dal nulla) secondo un ordine sia razionale che divino. Leibniz si è convinto che il Libro dei Mutamenti fosse il frammento di una sapienza universale perduta, una “matematica sacra”. Con questo ragionamento vuole dimostrare come la ragione e la fede parlino la stessa lingua, quella del calcolo binario, e oggi questo sistema rappresenta il linguaggio fondamentale su cui si poggia l’informatica moderna13.
La prima traduzione europea completa del Libro dei mutamenti appare nel 1924 e, a partire dall’edizione del 1949, è presente l’introduzione dello psicoanalista, filosofo e studioso delle religioni Carl Gustav Jung (1875-1961), che fin da subito comprende che questo profondo testo non può prestarsi a una interpretazione meramente logica14. Il punto di partenza di Jung è il contrasto tra il pensiero occidentale e quello cinese: se l’Occidente si fonda sul principio di causalità – ossia il rapporto causa-effetto che descrive la sequenza “degli” eventi15 – l’antico pensiero cinese si basa su quella che lo psicoanalista definisce sincronicità. La sincronicità indica un “principio di nessi acausali”, e consiste nell’idea che gli eventi che
accadono simultaneamente non siano legati da un rapporto di causa-effetto, ma da un significato
comune. Consultando l’I Ching, la configurazione delle monete o degli steli di achillea viene considerata come una parte integrante della situazione totale del momento, compreso lo stato psichico di chi interroga16. Jung tratta il Libro dei Mutamenti come se fosse una personalità vivente e scrive che per comprenderlo bisogna interrogarlo come si farebbe con una persona saggia. In linea con le sue
teorie psicoanalitiche e filosofiche, egli interpreta i 64 esagrammi come se fossero immagini archetipiche. Ognuno di questi esagrammi rappresenta una situazione umana fondamentale (l’attesa, il progresso…) e consultare l’oracolo permette di far emergere dei contenuti dall’inconscio collettivo. Il simbolo dell’esagramma infatti funge da specchio per la psiche del consultante, e quindi I Ching aiuta la persona a “ritrovare se stessa” e a comprendere le dinamiche interiori che sta vivendo.
La prefazione scritta da Jung risulta essere una ricerca del significato, e il suo pensiero si può riassumere nell’idea che la realtà sia fatta di connessioni significative tra il mondo esterno (gli eventi) e il mondo interno (la psiche). Gli I Ching rappresentano lo strumento che permette di leggere questa trama, mostrando all’uomo moderno una via per riconnettersi con la propria profondità spirituale. «Vada questo libro per il mondo a beneficio di coloro che sanno discernerne il significato»17.

L’I Ching non chiede di essere creduto, ma di essere praticato come un esercizio di attenzione. Il Libro dei mutamenti continua a ricordare che comprendere non significa prevedere qualcosa, ma essere capaci di orientarsi al cambiamento. Queste antiche pagine lasciano trasparire un’ottima conoscenza antropologica, un’attenta analisi della psicologia e qualità e difetti della specie umana. In un mondo che richiede continuamente risposte immediate, il volume propone un’attitudine differente, che consiste in una forma di pensiero lenta e capace di abitare l’incertezza senza avere la pretesa di dominarla.
Note
- S. Tassinari, Instant filosofia orientale, Milano: Gribaudo, 2023, p.158.
- Ivi, p.271.
- M. Muccioli, I Ching. Cos’è e come si legge?, «ScuolaTao», consultato l’1 Febbraio 2026.
- Tassinari, Instanti filosofia orientale, cit., p.155.
- Frammenti d’Oriente, Yin e yang, concetti chiave del pensiero cinese, «Centroriente», Settembre 2004, consultato il 2 Febbraio 2026.
- Tassinari, Instant filosofia orientale, cit., p.156.
- Ivi, p.160.
- Wilhelm, I Ching. Il libro dei mutamenti, Milano: Adelphi, 1991, p.15.
- Muccioli, I ching. Che cos’è e come si legge?, cit.
- Tassinari, Instant filosofia orientale, cit., p.161.
- Wilhelm, I Ching. Il libro dei mutamenti, cit., p.44.
- Tassinari, Instant filosofia orientale, cit., p.171.
- M. F. Barozzi, Leibniz, il sistema binario e la Cina, «Medium», 9 Dicembre 2016, consultato il 2 Febbraio 2026.
- Tassinari, Instant filosofia orientale, cit., p.167.
- Ivi, p.169.
- Wilhelm, I Ching. Il libro dei mutamenti, cit., p.17.
- Ivi, p.33.
