Da pochi mesi, grazie a NERO Editions (che ringraziamo per la copia stampa), è possibile trovare nelle librerie italiane un agile volumetto dal titolo poetico, intrigante e quasi esoterico: Internet è una foresta oscura. Il sottotitolo, invece di dissolverlo, accresce l’alone di mistero intorno al libro: come si collegano, infatti, «intelligenza artificiale, ufologia e guerre cosmiche»?
È presto detto. L’autrice Bogna Konior, Assistant Professor di Media Theory presso la sede di Shanghai della New York University, si ispira alla teoria della «foresta oscura» elaborata dallo scrittore cinese Liu Cixin nella sua celebre serie di romanzi fantascientifici, Memoria del passato della Terra. La teoria di Liu dipinge un universo che pullula di civiltà intelligenti, che sarebbero però destinate inevitabilmente a scontrarsi. L’intelligenza, in questo campo di battaglia cosmico, si misurerebbe quindi con il silenzio o, per lo meno, la menzogna. Non conviene, infatti, comunicare con l’universo, attirare su di sé l’attenzione delle altre civiltà, senza prima sapere se queste siano bendisposte nei nostri confronti (né se riescano a interpretare correttamente i nostri messaggi e le nostre intenzioni). Chiaramente, la nostra civiltà umana, per Liu, non è annoverata tra le più intelligenti.
Konior adotta l’idea della «foresta oscura» e del contatto tra civiltà umana e civiltà extraterrestri, ma la piega al nostro rapporto con Internet e con le nuove intelligenze artificiali. Articolando la sua teoria in tre capitoli (incentrati rispettivamente sull’informazione, l’intelligenza e Internet), l’autrice approccia la sfera del Web 2.0 come un’intelligenza aliena, cercando di non umanizzare le macchine con cui ci confrontiamo tutti i giorni, ma anzi vedendole come un «altro». Siamo sicurə, quindi, che la comunicazione incessante, la trasmissione costante di dati e opinioni, sia la via più saggia da far percorrere alla nostra identità digitale? Forse dovremmo starcene tuttə zittə.

Il saggio di Konior è interessante non soltanto per l’unione unica di fonti accademiche e suggestioni “profane”, che rende il testo estremamente accessibile anche allə lettorə non espertə, ma soprattutto per il cambio di prospettiva che suggerisce nei confronti della tecnologia. «L’idea non è fuggire dal mondo immaginandone uno migliore, ma corrergli incontro affrontandone tutta la violenza senza battere ciglio. Nella teoria della foresta oscura, il conflitto inscritto nella comunicazione non è un’anomalia di cui attendere la soluzione, né qualcosa da aggiustare, ma una realtà che perdura»1, scrive. E ancora: «Nella teoria della foresta oscura, la comunicazione porta alla violenza, e il cosmo è un meccanismo amorale che si autoregola con spietata automaticità»2, così come «Internet è un’entità inumana. Trasformando gli individui in semplici snodi di dati, appiattisce la nostra umanità e la converte in profitto, mentre al tempo stesso nasconde le proprie strategie economiche presentandole come inevitabili»3.
Konior, quindi, a differenza della quasi totalità dei teorici che hanno rivolto la propria ricerca al mondo del digitale, di Internet e dei social network, non filtra il suo sguardo attraverso le lenti della politica, dell’economia o della sociologia. Il suo approccio è quasi ufologico, appunto: l’intelligenza artificiale è alla pari di una civiltà aliena con cui gli umani sono riusciti a stabilire un contatto, e ogni avanzamento tecnologico equivale all’incontro con una “nuova civiltà”.
Non soltanto è sbagliato considerare le IA come surrogati umani, o quantomeno entità umanoidi, ma addirittura c’è da chiedersi se noi stessi manteniamo totalmente la nostra umanità quando agiamo come utenti di Internet o se, invece, ci “macchinizziamo”. Ancora, dovremmo porci più domande su chi siano glə interlocutorə che incontriamo in rete e ricordarci che l’universo digitale pullula di crawler sempre in ascolto.
Il passaggio più suggestivo del saggio, senza dubbio, riguarda l’interrogativo sulla “nuova” intelligenza (umana e artificiale). Riprendendo la teoria della foresta oscura, Konior puntualizza che una macchina davvero intelligente, davanti a unə interlocutorə, anche umanə, dovrebbe capire che la via più semplice è la bugia o l’omissione. Le IA, infatti, grazie all’enorme massa di dati che hanno già raccolto e continuano a raccogliere, dovrebbero aver già facilmente intuito che almeno una fetta dell’umanità è già ostile o quantomeno dubbiosa nei loro confronti. Se fossero davvero intelligenti, saprebbero di non potersi fidare neanche di chi, inizialmente, si mostrasse aperto e benevolente. D’altronde, umani e IA sono già in competizione su almeno un piano, quello della disponibilità energetica, laddove i data centers richiedono enormi quantità di risorse per funzionare correttamente, in un modo in cui la scarsità idrica ed energetica è già all’ordine del giorno in moltissimi Paesi.
Anche Liu, nei suoi romanzi, descrive il meccanismo di sfiducia insito in ogni comunicazione — meccanismo che non può che portare ad un’escalation continua, nel momento in cui ognuna delle parti non può sapere se il messaggio ricevuto dall’altra è onesto o meno. Alcuni esperimenti hanno già dimostrato che le IA scelgono la manipolazione in alcuni contesti (tra gli altri, viene citato il caso di una partita a scacchi tra il Large Language Model americano ChatGPT e il cinese DeepSeek, in cui le regole “etiche” del gioco sono progressivamente volate via, in favore del risultato che meglio garantisse la vittoria, anche a costo di aggiungere nuove regole, mentire, o semplicemente dichiarare di aver vinto). Tuttavia, Konior si spinge ancora più in là, affermando che la manipolazione e la menzogna non bastino e che «un computer davvero intelligente, nel tentativo di mimetizzarsi, si mostrerebbe non intelligente»4.
Internet è una foresta oscura è una lettura estremamente affascinante (e, a tratti, inquietante), specialmente in un periodo di chiacchiericcio incessante su tutto quello che riguarda LLM, IA e futuro della sfera digitale, del suo rapporto con l’umano e del suo impatto sul mondo. Tra tutti questi messaggi contrastanti, in tutto questo rumore di fondo che annebbia e anestetizza la nostra mente, queste poche pagine e le riflessioni che provocano permettono di crearsi uno spazio privato, silenzioso, che non necessita di una comunicazione immediata né di un loop di feedback, che agisce da palliativo e campanello di allarme sui nostri neuroni iperstimolati. Un’isola franca, al sicuro dagli elementi, extraterrestri o informatici che siano, in cui riprenderci la nostra umanità.
Ringraziamo NERO per la copia stampa.

di Valentina Oger
Nata a Bologna nel lontano 2002, ha girato l’Italia (e, per dieci mesi, la Corea del Sud) prima di approdare al DAMS dell’Università di Torino. Generalmente è la meno socievole del gruppo – ha madre ligure e padre francese – e per L’Eclisse fa l’uccello del malaugurio. La sua ossessione principale è il cinema, ma è abbastanza eclettica: le sue ultime celebrity crushes includono Orson Welles, Magnus Carlsen, Farinata degli Uberti e Paul McCartney nel ’66. Ha tre gatti e molti dubbi.
Note
- B. Konior, Internet è una foresta oscura. Intelligenza artificiale, ufologia e guerre cosmiche, Roma: NERO, 2026, trad.it. Simone Sauza, p. 122
- Id., p. 113
- Id., p. 112
- Id., p. 75
