I ricordi di molti italiani si possono ritenere segnati dalla presenza delle edicole in ogni quartiere e paese. Quei luoghi piccoli e caratteristici, riconoscibili anche a metri di distanza per il chiosco sui colori del marrone e del verde scuro, attiravano persone di tutte le età, ma più spesso i pensionati del quartiere, che utilizzavano l’area come luogo di ritrovo e convivialità. Si potevano scambiare due chiacchiere con l’edicolante o con gli amici che spesso si incontravano proprio nel momento dedicato a comprare il quotidiano. In questo modo, socialità e comunicazione erano compresenti. Oggi, con la velocità della vita che conduciamo, quei luoghi stanno scomparendo a scapito degli edicolanti, dei lavoratori che gravitano intorno alla carta stampata e del luogo che ha reso possibile l’informazione del popolo.
Le edicole sono tali dalla fine dell’Ottocento, quando i comuni italiani diedero la possibilità di affittare il suolo pubblico per attività che sostituissero gli strilloni, che urlavano i titoli di giornale agli angoli di strade e piazze1. Nel corso della storia sono state un luogo di ritrovo cittadino, così come un’opportunità per essere aggiornati sulle ultime notizie e sapere ciò che succedeva dall’altra parte d’Italia (o del mondo) prima ancora che esistesse internet. Era il nucleo che stava alla base dell’informazione e che dava lavoro a editori e giornalisti2. Tuttavia, a causa dell’immediatezza che Internet ha sbloccato nel mondo e portato dentro le nostre case, queste realtà sono entrate in crisi.

Il giornale cartaceo oggi viene comprato molto meno, in confronto ai giornali digitali accessibili con l’abbonamento mensile o per leggere singoli articoli. Si stima che le vendite dei quotidiani italiani siano passate dai 2,19 milioni di copie stampate al giorno nel 2000 a 423 mila a fine 2025, un calo dell’80,6%3. Tuttavia, non ci sono meno persone che si informano, bensì queste hanno semplicemente cambiato il metodo per ottenere le informazioni. Dall’analisi di tutte le piattaforme disponibili risulta, infatti, che il numero dei fruitori sia lo stesso di chi anni fa comprava il giornale cartaceo. Mentre oggi solo 1 milione di quotidiani viene venduto, 7 milioni di copie venivano comprate fino a venti anni fa4.
D’altronde, chi ha più il tempo per leggere un giornale intero? Per recarsi all’edicola? Per dedicare costantemente del tempo a cultura e informazione? Tutto avviene in maniera molto più veloce tramite il telegiornale e la sua rassegna stampa che guardiamo durante la colazione, la radio o i podcast che ascoltiamo in macchina, i post che velocemente scrolliamo sul feed di Instagram. I social pubblicano e fanno circolare gli ultimi fatti quasi in tempo reale, grazie alle piattaforme in attività 24 ore su 24, la brevità con cui vengono raccontati i fatti e la loro essenzialità (spesso a scapito della giusta interpretazione delle notizie)5. Siamo costantemente circondati da canali di comunicazione, ma quanto realmente prestiamo attenzione e quanto approfondiamo ciò che leggiamo di corsa tra una fermata e l’altra dell’autobus? Di contro, l’arte della stampa, che da secoli dedica un oggetto fisico alla sfera della conoscenza del presente e la cui impresa cura ogni minimo aspetto dell’informazione: dall’estetica del periodico al profitto che esso genera. La superficialità e il bisogno di essere “informati” su troppi argomenti hanno portato sempre più attività che sostengono i periodici cartacei a dover chiudere i battenti, proprio a causa dell’impossibilità di sostenere un lavoro faticoso e costi superiori alle entrate.
Negli ultimi anni hanno chiuso sette edicole su dieci; ne sopravvivono circa 20 mila e ben 5000 comuni in Italia non ne hanno più una6. Dover lavorare dalle 6 del mattino e poi tenere l’attività aperta fino alle 19 o alle 20 solo per guadagnare 2,94 euro lordi l’ora, ha reso questo tipo di lavoro insostenibile7. Tutto ciò è da considerare in relazione all’aumento del prezzo degli affitti, delle spese di gestione e alla crisi climatica che porta inverni sempre più freddi ed estati torride, spesso con eventi atmosferici che mettono a rischio il lavoro nei chioschi.
Ne è un esempio Lipari, isola maggiore delle Eolie, caso esemplare di un comune che ha perso il 100% delle sue edicole. Questo settembre ha chiuso definitivamente l’ultima dell’isola che, per volere del suo edicolante (facente parte della terza generazione della sua famiglia, che dal 1928 si occupava dell’attività) si è trasformata in un’impresa itinerante, grazie all’impiego di un furgoncino. Domenico Belletti ha così cercato di salvare il suo lavoro con l’ultimo tentativo, mestiere diventato impossibile nella sua forma tradizionale a causa dell’elevato costo dell’affitto, arrivato a 3000 euro. La sua soluzione nasce dal desiderio di non privare gli abitanti di un servizio che da decenni porta avanti un ruolo così importante8.

Ma cosa implica, nel concreto, la perdita delle edicole?
Non è solo il futuro che si avvicina e che richiede un cambiamento, come già avvenuto per molti lavori come il lampionaio, il centralinista, il banditore e altri, ma una vera e propria possibilità in meno per le persone di accedere all’informazione e anche alla cultura nel senso più ampio, in quanto si vendono anche libri, periodici, fumetti, riviste monografiche. Di fatto, l’edicolante, fino all’avvento di Internet, è stato l’intermediario tra il cliente e l’opera di scrittori, fotografi, giornalisti, artisti, studiosi e editori9. Per non parlare dell’interesse del cliente riguardo alle notizie locali, magari della provincia di riferimento, che richiedono il coinvolgimento della comunità10. Spesso mettendo in difficoltà la parte più anziana della collettività, che non ha dimestichezza con le nuove tecnologie. Anche se oggi le edicole passano un po’ inosservate, un tempo erano a tutti gli effetti delle realtà che esibivano una selezione di scritti a discrezione dell’edicolante che, proprio per questo, si teneva stretti i suoi clienti abituali. Oggi, invece, ciò non avviene più. Tutti si possono informare da casa, ma senza il prezioso consiglio di chi ha dedicato la sua vocazione all’informazione, come essere certi di quanto diffuso? E come optare per questa o un’altra rivista, data la scelta così ampia? Anche per le nuove generazioni è facile perdersi tra giornalismo di scarsa qualità, fake news e notizie di gossip11.
Anche altre edicole hanno cercato in tutti i modi di arrivare a soluzioni alternative, integrando nei classici servizi anche la vendita di oggetti di cartoleria, souvenirs e la possibilità di pagare bollette o spedire lettere e pacchi. Inevitabilmente, ciò snatura la loro originaria funzione.
Questo è il caso della storica edicola di Piazza Colonna a Roma. Chiosco di riferimento della politica italiana, distribuiva quotidiani nella “cittadella politica”, proprio davanti a Palazzo Chigi. Era qui che si comprava la “mazzetta”, ovvero l’insieme dei giornali destinati ai leader politici e funzionari di governo. È facile immaginare il ruolo centrale che avesse questa realtà per chi vi trovava le notizie indispensabili al proprio lavoro. In seguito alla crisi, il luogo è diventato un distributore automatico di periodici e riviste, con l’interno adibito a studio di registrazione per interviste e podcast de il Tempo, che nel 2024 ha comprato il chiosco. Certamente una soluzione per mantenere vivo il luogo, ma a discapito di chi da generazioni lo mandava avanti12.
Ci sarà forse una rinascita per le edicole?
Sempre più frequentemente tra la GenZ si parla del trend dell’analogico e di anemoia. Quest’ultimo termine identifica la nostalgia della GenZ verso un periodo storico che non hanno vissuto e in cui non c’era internet. Si rimpiange il non essere vissuti negli anni ’70 oppure il periodo della loro infanzia o preadolescenza: un tempo nel quale i social ancora non erano così utilizzati, i cellulari erano meno diffusi e si riusciva a dedicarsi ad attività sociali che non prevedevano schermi13. Da qui nasce sui social il trend dell’analogico, per quanto paradossale sia raccontare di una vita analogica tramite reels e tiktok14. Spegnere il telefono e immergersi nella realtà, passando del tempo con i propri cari, con hobby come l’uncinetto, il journaling, il bricolage, la cucina o viaggiando sta diventando un desiderio profondo delle generazioni che, per quanto siano nate circondate dalla tecnologia, hanno ancora ricordi di quando questa costituiva un valore aggiunto e non una perdita del proprio limitato tempo. Si stima che l’avvicinamento a passatempi più sani incrementerà le attività come escape room, paintball e musica dal vivo entro il 2035. Le sole app che bloccano l’utilizzo dei social avranno un mercato globale di 5 miliardi entro lo stesso anno15.
È tutto vero o ancora una volta è solo un trend destinato a durare poco? In caso ciò si tramutasse in un vero e proprio rifiuto del digitale da parte di chi ha passato ore di scrolling già in tenera età, potrebbe ciò costituire una rinascita del cartaceo?

Le previsioni sul futuro non è detto che lo predicano; infatti, i dati sulla scomparsa delle edicole e la crisi del cartaceo sono tutt’altro che promettenti e in netto contrasto con chi vede già in atto una rivoluzione dell’analogico16. Fin troppi lavoratori hanno dovuto compiere rinunce e sacrifici per mantenere l’attività dell’edicolante ancora un mestiere e l’ultima rinuncia è quella al proprio lavoro. Ormai snaturate, le edicole svolgono le funzioni dei tabacchi per garantire la propria sopravvivenza e solo in modo secondario assolvono il ruolo per il quale sono nate nel XIX secolo. Forse la rotta è ormai irreversibile e in futuro ciò sarà solo un lontano ricordo, magari proprio uno di quelli a cui fa riferimento la anemoia. La socialità, la cura della conoscenza e la curiosità saranno elementi forse invidiati dai futuri adulti, quei bambini che oggi sono assorbiti da contenuti semplici e che non stimolano né immaginazione né pensiero critico. Ma ci sarà sempre una speranza lontana che l’umanità in futuro si senta oppressa da questi eccessi e alimenti una realtà in crisi prima che questa scompaia definitivamente. Un futuro che deve affrettarsi ad arrivare, data l’estinzione delle edicole già avvenuta in moltissimi comuni come Lipari. Quante ancora sono destinate a sparire prima di una vera rivoluzione analogica?

di Elena Floris
Sono nata nel 2005 in Sardegna, ma la passione per l’arte mi ha portata fino a Ravenna per studiare Beni Culturali all’Università di Bologna. Mentre cerco di godermi a pieno la vita universitaria assieme ai miei amici, mi piace tenermi aggiornata sugli ultimi articoli delle grandi testate giornalistiche dedicate alla cultura, scrivere, visitare mostre e musei e immergermi nel mare che bagna la mia terra. Di tanto in tanto sogno e progetto il mio futuro, di cui l’unica cosa di cui sono certa è che l’arte ne farà parte.
Note
- Savino, A., Storia e origini edicola: quando e come Nascono I Chioschi Giornali?, (2025), Life&People Magazine
- Ibidem
- Borzi, N., Crisi delle edicole in Italia: Chiusure del 42,8% Minacciano Futuro della Stampa, (2026), Il Fatto Quotidiano.
- Ibidem
- Mughini, G., Le Edicole, Perno di Quel subbuglio Che fu la cultura dei Giornali. Un’èra fa, (2024), Il Foglio.
- Tonelli, M., A Lipari Chiude l’ultima edicola. Dopo un secolo I Giornali Finiscono Su Un furgone, (2026), il giornale dell’arte.
- Borzi, N., op. cit.
- Tonelli, M., op. cit.
- Ibidem
- Gambaro, M., Perché nella crisi editoriale la stampa locale Regge Meglio di quella nazionale, (2024), Il Foglio.
- Mughini, G., L’orgoglio di ostinarsi a cercare I Giornali di Carta, (2020), Il Foglio.
- La storia vecchia e Nuova della più celebre edicola di Roma, (2024), Il Post.
- Kassova, L., La gen Z sta progettando un futuro Analogico, (2026), Fortune Italia.
- Borioni, R., La vita analogica è davvero la risposta alla dipendenza Dai Social?, (2026), nss magazine.
- Kassova, L., op. cit.
- Bastoni, S. Quotidiani cartacei, se il futuro dipende dalle vendite delle Copie Digitali, possiamo dire Che ben Pochi Sopravviveranno, (2026), Il Giornale d’Italia. e Borioni, R., op. cit..
