La stesura di questo articolo è avvenuta in giorni importanti che, a loro modo, hanno scritto la storia repubblicana della nostra Nazione. Difatti, proprio mentre mi accingevo a scrivere del Presidente del Consiglio (mi raccomando IL presidente!), il suo governo è entrato nel Guinness dei Primati per essere l’esecutivo più longevo della storia repubblicana.
Così, dopo l’1 settembre, data infausta per la storia dell’uomo a cui, seppur lontana negli anni, la storia politica di Meloni è legata, il primo esecutivo guidato da una “donna, madre, italiana e cristiana”, ha superato quello del fondatore del centro-destra, Silvio Berlusconi. La ragazza della Garbatella passerà ai posteri come la leader del secondo governo più duraturo della Storia dell’Italia unita, dietro solo a LVI.
Pubblicato da Nottetempo l’1 maggio di quest’anno, il nuovo libro di Valerio Valentini, cronista parlamentare per Il Post, non poteva uscire in momento migliore. Collaboratore de IlFattoQuotidiano, Corriere della Sera, fino ad entrare nella redazione de Il Foglio, Valentini torna nelle librerie italiane a quattro anni dal suo ultimo libro (Al cuore dell’Italia) scritto a due mani con la giornalista Giulia Pompili. Cogliamo l’occasione per ringraziare Nottetempo che, incontrata dalla nostra redazione all’ultima edizione del Salone del Libro, ci ha dato l’opportunità di leggere questa nuova uscita.
La marcia sul posto. Il paradosso di Giorgia Meloni è un’opera sia saggio che inchiesta che indaga sulle origini della donna che per cinque anni è stata capace di diventare il centro di gravità della politica italiana. Valentini, pur senza nascondere il proprio orientamento politico opposto a quello della premier, riesce con un lessico semplice e un incedere incalzante a raccontare le tappe più importanti di come Giorgia sia diventata la Meloni che conosciamo.
Si potrebbe asserire, però, che Valentini non abbia avuto vita difficile nel rendere avvincente l’ascesa della Meloni, dato che fu di fatto un percorso non privo di colpi di scena.
Vissuta in un quartiere storicamente di sinistra come la Garbatella, senza padre, in una famiglia di donne (sua madre e sua sorella, Arianna), ha dovuto sviluppare fin da subito un carattere forte. Questo non soltanto per controbattere ai “rossi”, da lei tanto osteggiati, ma anche per difendersi dalle dinamiche paternalistiche e androcentriche del suo partito, MSI, poi divenuto Alleanza Nazionale.
Proprio lo scioglimento dell’ormai fuori tempo massimo MSI e la nascita di AN diedero la possibilità alla Meloni di iniziare la sua scalata verso i piani alti di Via della Scrofa (sede storica dell’MSI, ora di Fratelli d’Italia). Valentini, con non poca ironia, intitola il capitolo dedicato al principio di questa ascesa “La giovane favolosa”, di leopardiana memoria. L’autore sottolinea come fin da subito la futura premier riuscì a mettersi in luce e a dominare la scena giovanile romana e nazionale.
Meloni è stata indubbiamente la donna di tantissime prime volte e record: consigliera provinciale più giovane (eletta a 21 anni), prima donna leader di Azione Giovani (branca giovanile di AN), più giovane vicepresidente della Camera nel 2006, più giovane ministro della Repubblica di sempre (scelta dal Caimano di Arcore nel 2008, quando lei aveva solo 31 anni).

Secondo l’analisi condivisibile di Valentini, è proprio in queste innumerevoli prime volte e record che, però, si blocca la spinta rivoluzionaria di Meloni. Qui entra in gioco il fulcro dell’intero saggio, quello della bipolarità politica della premier. Due anime vivono all’intorno di lei, che combattono tra loro per prevalere sulla sua mente.
La prima è l’anima primordiale: quella dagli occhi spiritati, delle urla più animalesche. Un’anima che fuoriesce dal cameratismo delle organizzazioni giovanili, dal richiamo della foresta delle vecchie pulsioni a quello che riecheggia da piazza San Sepolcro.
Questa è la Meloni pre-2022, ormai sopita, che si risveglia ogni tanto in campagna elettorale, ma non più con quella forza che l’aveva contraddistinta prima.
La seconda anima è quella dominante: fortemente istituzionale, moderata (almeno per i canoni da cui proviene Meloni), tecnocratica e amante dell’austerity. Le sue origini sono riconducibili alle ultime elezioni politiche del 2022 e sono sintetizzabili in due incontri: il primo è quello con l’allora presidente USA Joe Biden, in cui Meloni rassicura Biden di non voler fare una marcia su Roma né, soprattutto, di rinnegare gli USA come alleati; il secondo con Mario Draghi, presidente uscente, con cui condivide più di un’idea sul futuro dell’assetto economico del paese. Così, quella Giorgia che doveva scontrarsi frontalmente con l’UE e l’influenza delle Big Tech americane, ci va a braccetto più di qualsiasi governo precedente. La scelta che conferma la nuova rotta è la posizione in politica estera, pro-Ucraina e pro-Israele, scelte per rassicurare i mercati e i padroni di oltreoceano.
Arrivato a questo punto, Valentini si chiede quale sia la vera Meloni, la sua vera anima e soprattutto quale sia il suo futuro. Riprendendo un vecchio motto andreottiano di “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”, l’autore esemplifica la trasformazione finale di Meloni da arrembante post-fascista a granitica e noiosa democristiana. La prima anima, soffocata dalle mura di Palazzo Chigi, ha lasciato il passo all’anima istituzionale, abile nei giochi di palazzo ma lontana anni luce dalla Meloni che arringava le folle. Nel tentativo di cambiare il Paese ha finito per cambiare – o, per meglio dire, rinnegare – se stessa.
Ora, quale sarà il futuro di Meloni? Valentini non dà una risposta chiara ed è giusto così: i tempi sono talmente mutevoli che una loro decifrazione rischia di essere una perdita di tempo. Tuttavia, qualcosa si sta muovendo nel sottobosco politico. Meloni rischia di aver compiuto un peccato originale pericoloso: rinnegare quasi totalmente la prima anima, quella della foresta, quella di Almirante e dei circoli camerateschi. Ora, il pericolo più incombente è che quella vecchia anima, sentendosi tradita sia da Meloni che da Salvini, risorga in forme più distorte e preoccupanti che si rifanno più a Salò che ai circoli della Garbatella…
Ringraziamo Nottetempo per la copia stampa.

Marcello Monti
Romagnolo di nascita, ormai bolognese di adozione dove studio Lettere Moderne all’Alma Mater. Appassionato di letteratura e cinema, ormai da due anni ne L’Eclisse, amo scrivere di vari temi (da quelli più pop a quelli più ricercati e filosofici). Ho collaborato con radio web, scritto brevi racconti e procrastinato innumerevoli volte. Seguendo le lezioni di Woody Allen e Chaplin, cerco di vivere la vita come una grande commedia. Vi aspetto tra le righe e in live su Twitch, dove qualche volta cerco di dire cose intelligenti.
