Spinoza, autopoiesi,e le nuove forme della soggettività
Viviamo in una società che pone l’individuo al centro di tutto: siamo invitati a costruire la nostra identità, a definirci, a distinguerci. L’io sembra essere diventato il punto di riferimento assoluto. Eppure, proprio mentre l’individualismo cresce, il soggetto appare sempre più fragile, esposto a pressioni emotive, sociali e tecnologiche che lo attraversano e lo trasformano.
In questo scenario, una branca della filosofia offre una prospettiva interessante: ciò che chiamiamo io non è un nucleo stabile, ma un processo. Da Spinoza, passando per le teorie dell’autopoiesi, fino ad arrivare a Guattari, emerge una visione in cui la soggettività non è un centro sovrano, ma il risultato di relazioni, interazioni e dinamiche che superano l’individuo stesso.
Ripercorrere queste idee significa interrogare il nostro tempo: siamo davvero così autonomi come crediamo, o siamo parte di sistemi più ampi che ci compongono?
Spinoza: il soggetto smette di essere al centro?
Nel Seicento, molto prima che la filosofia contemporanea iniziasse a mettere in discussione l’idea di un io sovrano, il filosofo Baruch Spinoza (1632-1677) aveva già aperto una strada alternativa. La sua prospettiva offre un punto di vista radicale: l’essere umano non è il punto di partenza per comprendere il mondo, ma rappresenta solamente una parte della natura in cui si trova.
All’interno dell’Ethica, Spinoza, descrive la realtà come un’unica sostanza infinita, che chiama Natura o Dio. Tutto ciò che esiste è una sua espressione. In questa prospettiva, l’uomo non occupa alcuna posizione privilegiata: non è il fine della natura, né un centro attorno a cui tutto ruota1.
In un’epoca come la nostra, che tende a mettere l’individuo al centro di tutto, la critica spinoziana all’antropocentrismo suona come un invito a ridimensionare l’idea di un io autosufficiente. Questo pensiero permette al filosofo di sostenere la propria tesi, secondo cui tutte le relazioni e le azioni in natura dipendono da una serie di cause ed effetti, senza che ci sia un fine universale predefinito. Spinoza scrive che «l’essenza dell’uomo non implica l’esistenza necessaria, vale a dire che nell’ordine della natura può accadere sia che questo o quell’uomo esistano, sia che non esistano»2, e questo significa che l’uomo rimanda a una concatenazione di cause finite.
Anche il rapporto tra mente e corpo viene ripensato. Spinoza rifiuta l’idea che siano due realtà separate e, anzi, si potrebbero definire come due facce della stessa medaglia: la mente è sempre riferita al corpo3; in più il parallelismo fra mente e corpo («l’ordine e la connessione delle idee è lo stesso che l’ordine e la connessione delle cose»4) sottrae quest’ultimo a ogni funzione di governo della mente.
Secondo questa visione, il soggetto non è un’entità autonoma posta al centro, ma è il frutto di una configurazione dinamica di rapporti. Il conatus spinoziano, ossia la forza di ogni cosa di perseverare nel proprio essere5, non indica una volontà personale, ma una tendenza naturale alla conservazione e all’aumento della propria potenza. La soggettività, così, perde il suo carattere assoluto e diventa parte di un sistema più ampio di relazioni.

Il vivente come sistema
A distanza di secoli da Spinoza, in un contesto completamente diverso, due studiosi cileni, Humberto Maturana (1928-2021) e Francisco Varela (1946-2001), riprendono e radicalizzano l’idea che il soggetto non sia un centro autonomo. Il loro punto di partenza non è la filosofia, ma la biologia, e sostengono che per comprendere la vita si debba partire dal funzionamento dei sistemi viventi.
Gli organismi, secondo loro, sono sistemi capaci di mantenersi e rigenerarsi attraverso i propri processi interni. Per descriverli, introducono il concetto di autopoiesi (dal greco antico póiesis, produzione e sintesi)6, che indica la capacità di un sistema di produrre e rinnovare continuamente i propri elementi. Questi sistemi autopoietici generano continuamente una reazione in risposta a un’irritazione esterna ricevuta e rigenerano continuamente le proprie componenti interne.
Questi sistemi non sono chiusi in senso assoluto, ma vivono in un costante scambio con ciò che li circonda, mantenendo una coerenza interna che permette loro di mantenere la propria identità7. È a partire da questo processo che entra in gioco il concetto di accoppiamento strutturale: l’organismo si adatta all’ambiente e l’ambiente, a sua volta, viene trasformato dall’organismo. La vita è un processo di adattamento reciproco8.
In questa prospettiva, anche la cognizione viene sottratta al modello rappresentazionale tradizionale: l’atto di conoscere significa agire, quindi rispondere alle perturbazioni secondo la propria organizzazione interna. La cognizione non è un atto di un io, ma una funzione del sistema vivente.
All’interno di questa visione, il soggetto tradizionale scompare. Non c’è un centro che controlla o decide, sono presenti dei processi che si auto-organizzano e che producono esperienza mentre operano. È una prospettiva che mette definitivamente in crisi l’idea di un io stabile e sovrano. Tuttavia, questa insistenza sull’autonomia del sistema sollevò alcune critiche, in particolare da parte di Félix Guattari, che vede in questa chiusura un rischio di isolamento.

Il soggetto come processo aperto
Nell’ultimo libro scritto dallo psicanalista e filosofo francese Félix Guattari (1930-1992), Caosmosi, viene ripreso in maniera esplicita il lessico dell’autopoiesi, ma rielaborato in una nuova direzione. Pur riconoscendo il valore dell’idea di sistemi che si auto-organizzano, Guattari teme che, insistendo troppo sulla chiusura del sistema, si rischia di isolare il vivente dal mondo che lo circonda. Secondo lui, nessun organismo – e nessuna soggettività – può essere compreso senza considerare le molteplici forze che lo attraversano: tecniche, relazioni sociali, istituzioni, affetti, e immaginari collettivi9.
È in questo contesto che il filosofo introduce il concetto di eterogenesi macchinica. La soggettività non è un’unità autonoma che si riproduce da sé, ma un processo che nasce dall’incontro di elementi eterogenei. Non esiste un io che si costruisce da solo, esistono piuttosto flussi, interazioni, influenze che si intrecciano e danno di volta in volta forma a ciò che comunemente chiamiamo soggetto.
A differenza dell’autopoiesi, «intesa come capacità di autoriproduzione di una struttura»10, che mette l’accento sulla continuità e sulla stabilità del sistema, l’eterogenesi sottolinea la capacità di trasformazione. Il caos, per Guattari, non è una minaccia da cui difendersi, ma una condizione che permette la nascita di nuove possibilità. Ogni processo può essere ripreso, reinventato, ricominciato.
La soggettività non è un punto fermo, ma un campo di emergenza: qualcosa che si forma e si riforma continuamente. Non si tratta di tornare al soggetto tradizionale, né di eliminarlo del tutto; si tratta di riconoscere che il soggetto è un effetto, non un’origine, ed è un risultato provvisorio di processi che lo superano.
Se Spinoza aveva sottratto al soggetto il suo privilegio e l’autopoiesi lo aveva inglobato nel funzionamento del sistema, Guattari lo colloca in un movimento più ampio, fatto di aperture, incontri e trasformazioni.

Ripercorrere il cammino che parte da Spinoza, passando per l’autopoiesi, e arriva a Guattari, significa osservare come la filosofia e le scienze abbiano progressivamente trasformato la nostra idea di soggettività. Lungi dall’essere un centro stabile, l’io appare come un processo, un effetto di relazioni, un punto di passaggio in sistemi più ampi.
Questa prospettiva oggi è particolarmente significativa, dal momento che siamo inseriti in una società che continua a celebrare l’individuo come unità autonoma e autosufficiente. L’enfasi sull’identità, sulla realizzazione personale e sulla distinzione dell’altro sembra suggerire che il soggetto sia il vero protagonista del nostro tempo. Eppure, le teorie qui discusse mostrano l’opposto: ciò che chiamiamo io è sempre il risultato di interazioni che lo superano.
Spinoza ci invita a vedere l’individuo come parte della natura e non come il suo centro; Maturana e Varela mostrano che la vita è un processo di auto-organizzazione che non necessita di un soggetto; infine Guattari ci ricorda che la soggettività è un campo aperto, attraversato da forze eterogenee che la trasformano continuamente.
Insieme, queste prospettive, offrono una mappa diversa per leggere il presente. Invece di pensare l’individuo come un’isola, possiamo riconoscerlo come un nodo in una rete di relazioni; al posto di pensare a un io stabile, possiamo accettare la soggettività come un processo in divenire.
Forse, in un’epoca segnata da individualismo e frammentazione, questa visione può aiutarci a immaginare nuove forme di connessione, di responsabilità e di coesistenza.

di Sarah Calderoni
Nata nel 2002, ho deciso piuttosto presto che pensare non mi bastava: bisognava anche dirlo.
Dopo una laurea triennale in Filosofia, sto proseguendo il mio percorso nel corso magistrale di Scienze Filosofiche, insistendo con una certa ostinazione sulla filosofia contemporanea.
Quando non sono immersa in testi filosofici mi rifugio in librerie, playlist musicali e sale cinematografiche, possibilmente in quest’ordine.
Scrivere è il modo che ho trovato per dare forma alle mie idee, tenere a bada la polemica e rendere la discussione un esercizio (relativamente) civile.
Note
- Spinoza, Baruch, Etica, cit., E, III, Prefazione.
- Ivi, E, II, Ass. 1.
- Ivi, E, II, nota 123, p.73.
- Ivi, E, II, Prop. 7.
- Ivi, E, III, Prop. 6.
- Maturana, Humberto e Varela, Francisco, Macchine ed Esseri Viventi. L’autopoiesi e l’organizzazione biologica, Roma: Casa Editrice Astrolabio, 1992, p.11.
- Maturana, H. e Varela, F., Macchine ed Esseri Viventi, cit., p.52.
- Maturana, H. e Varela, F., Autopoiesi e cognizione, cit., Prefazione alla Prima edizione, p. 18.
- Guattari, Félix, Caosmosi, Napoli: Orthotes, 2024, pp.57-58.
- Ivi, p.114.
Bibliografia
- GUATTARI, Félix, Caosmosi, Napoli: Orthotes, 2024.
- MATURANA, Humberto, e VARELA, Francisco, Autopoiesi e cognizione. La realizzazione del vivente, Venezia: Marsilio Editori, 2021.
- MATURANA, Humberto, e VARELA, Francisco, Macchine ed Esseri Viventi. L’autopoiesi e l’organizzazione biologica, Roma: Casa Editrice Astrolabio, 1992.
- SPINOZA, Baruch, Etica, trad. it. di Diego Donna, Santarcangelo di Romagna: Rusconi Libri, 2021.
