Il volume Per una civiltà della Terra. La sfida di un nuovo umanesimo nel tempo della complessità è stato scritto a quattro mani dai docenti Ceruti e Bellusci, edito da Aboca Edizioni. Nel corso dei sei capitoli del libro, viene sviluppato il tema delle “forze vive della complessità”, intese come quelle forze vitali che possono consentire all’umanità di superare la soglia più profonda della complessità, senza soccombere ad antagonismi o dispersioni. È ormai divenuto necessario generare una “civiltà della Terra”, capace di costruire una politica della civiltà e di educare l’uomo come “abitante del mondo”.
Il mondo in cui vive l’essere umano è complesso: tutto è posto in relazione. La tensione centrale deriva dallo scarto tra un pianeta che tende all’unità e i suoi abitanti, che si frammentano sempre di più. Il caos-distruttore-creatore che avvolge la Terra evidenzia come le comunicazioni creino nell’umanità un senso di solitudine, nuovi razzismi e nuove marginalità. La crescente complessità del mondo non permette più l’isolamento nelle identità, poiché emerge come ambivalenza e aleatorietà. La sfida della complessità diventa, quindi, una sfida etica e politica: è fondamentale, dunque, per l’essere umano chiedersi come si possa co-abitare su una Terra comune, come fondare una comunicazione viva e permanente tra le singolarità culturali, e come poter coesistere in maniera civile con l’ecosistema. Ripensare lo sviluppo umano ed eliminare impulso l’antropologico di dominare è la risposta al progetto per una “civiltà della Terra”, che deve fondarsi sulla condivisione del valore della pace fra tutte le forme di vita. Focalizzarsi verso una crescita qualitativa, invece che di una quantitativa negli ecosistemi, permette di sostenere la rigenerazione della vita stessa. Tuttavia, il complessificarsi di questi sistemi comporta una maggiore fragilità, per questo una società può progredire solo se mantiene un crescente rapporto di solidarietà, rispetto e fiducia verso ciò che è stato finora considerato “altro”.
I due autori trattano il tema della policrisi1, sviluppatasi nei primi decenni del XXI secolo. Alcune tra le crisi principali, come quelle economiche, sanitarie e belliche, hanno prodotto ripercussioni energetiche, ambientali e alimentari che vanno considerate come nodi di un unico sistema interconnesso. Recentemente, un’umanità planetaria si è formata ed è considerata come un unico essere vivente, acentrico e policentrico. Questo corpo, però, si frammenta nel momento in cui si unifica, perché i mezzi tecnici che hanno garantito l’unificazione planetaria sono gli stessi che portano la possibilità di distruzione. Costruire una società-mondo, che comprenda tutto l’habitat terrestre, esige una co-immunità che protegga gli esseri umani, gli uni per gli altri. Tuttavia, la cosmopolitizzazione e la frammentazione, costituitesi nel XXI secolo per controllare i movimenti del mercato economico, hanno comportato un avvicinamento all’identitarismo.
Le passioni giocano un ruolo fondamentale: modellando interessi e rapporti di forza al pari del calcolo razionale, esse si riflettono inevitabilmente sulla politica. Su queste basi, una cosmopolitica aperta e solidale deve poggiare su una morale concreta, attenta ai valori e ai bisogni universali. Solo favorendo la libera espansione delle culture attraverso il dialogo sarà possibile tradurre questa visione in un ordine mondiale multilaterale e autenticamente multiversale.
Il tema dell’imprevisto all’interno della società globale ha fatto irruzione durante il perpetuo susseguirsi di crisi, da un secolo a questa parte. Con il termine catastrofe si indica l’evento critico in corrispondenza del quale si innesca un mutamento della forma di stabilità strutturale di un sistema. Gli autori riportano l’esempio della crisi climatica e di come questa, posta in una visione sistemica, sia capace di relazionare le parti con il tutto, in questo caso il pianeta. L’umanità planetaria, infatti, si trova inserita all’interno di una crisi ecologica che fa cadere l’illusione della divisione tra storia umana e storia della Terra. Globalità è sinonimo di complessità, per questo motivo vi è la necessità di riallineare i ritmi dei “tempi biologici” e dei “tempi storici”: l’umanità ha i mezzi tecnici e cognitivi per accedere a un nuovo Umanesimo, definito Umanesimo planetario, considerato come il trampolino di lancio di un nuovo movimento intellettuale, che accompagnerebbe il superamento delle asimmetrie.
A seguire, gli autori, propongono degli esempi concreti e prendono in esame il periodo della società postindustriale, dove si assiste all’evolversi dell’istanza di riconoscimento dei diritti (volendo essere riconosciuti come trasformatori di sé e del mondo). A questo, poi, si aggiunge un nuovo ciclo della modernità, segnato dalla novità del contro-movimento di “autoprotezione della Terra”. Questo movimento costringe la dimensione politica ad una presa di coscienza della sua episteme moderna e a una rivisitazione delle sue aspirazioni e lotte.
Gli ultimi eventi avvenuti in questi anni, come la pandemia e le catastrofi climatiche, suggeriscono la necessità di reinventare la nozione di autonomia e smettere di pensarla come opposta alla nozione di dipendenza. Infatti, più gli esseri viventi sono autonomi, più hanno bisogno di un ambiente per scambiare informazioni. I due autori riprendono il pensiero di Edgar Morin (1921)2, filosofo e sociologo francese, il quale, mediante l’uso del termine “auto-eco-organizzazione”, esprime l’esistenza di una relazione tra l’autonomia organizzativa di un sistema vivente e la sua dipendenza rispetto al suo ambiente si realizza. La natura dialogica dello sviluppo umano comporta una crescita sia nell’affermazione individuale, che nella partecipazione, rendendo necessario accrescere anche le relazioni affettive oltre che quelle ego-riferite.
Nel capitolo successivo, gli autori trattano il tema della democrazia nella civiltà planetaria: «Come si può fermare la regressione democratica delle democrazie?», «Come è possibile riconoscerne la necessità vitale?». Queste sono solo alcune delle domande che possono palesarsi di fronte a questo argomento. Nel tempo della complessità, la necessità di rigenerare la democrazia coincide con la necessità di ridefinire i compiti stessi della politica. Quest’ultima deve stimolare la società ad affrontare riflessivamente l’incertezza, per fronteggiare in maniera totalizzante il problema dell’ingiustizia. Risulta, quindi, necessario ridare un peso politico al futuro, ad esempio “costituzionalizzando” i princìpi ecologici; rifondare l’esercizio della responsabilità politica, per agevolare il cambiamento di stile nel governo di società altamente complesse; continuare con la “sperimentazione” democratica globale, concepita come un sistema composto da istituzioni e accordi normativi, che stabilisca frontiere tra il partecipabile e il divisibile. Seguendo questi passaggi, l’uomo democratico diventerà l’ologramma dell’uomo planetario e la sua educazione umanista non farà più dell’essere umano un estraneo al proprio mondo. Gli autori sottolineano più volte come sia fondamentale riprendere il contatto con le “forze vive” della complessità, ossia quelle forze “primitive” che connettono e uniscono la storia umana. Proteggere delle vite interdipendenti implica una biopolitica che superi i limiti delle società chiuse, generando, di conseguenza, delle possibilità inedite
La civiltà della Terra non è la salvezza, ma è un progetto che si nutre della speranza. Questa prospettiva indica una via per abitare la complessità, ponendo fiducia nelle “forze vitali” – fraternità, amore, fiducia – che esaltano i princìpi di organizzazione comuni a tutti gli esseri viventi. Soppesare ogni tematica trattata all’interno del volume permette lo sviluppo di esami di coscienza in chi ne legge le pagine: non si parla di un semplice libro da sfogliare, ma di un manifesto per affrontare la crisi planetaria odierna.
Ringraziamo Aboca Edizioni per la copia stampa.
Note
- Questo termine descrive una situazione in cui diverse crisi globali si sovrappongono, si intrecciano e si alimentano a vicenda.
- Ceruti, Mauro e Bellusci, Francesco, Per una civiltà della Terra, Arezzo: Aboca Edizioni, 2026, p. 69.

Sarah Calderoni
Nata nel 2002, ho deciso piuttosto presto che pensare non mi bastava: bisognava anche dirlo.
Dopo una laurea triennale in Filosofia, sto proseguendo il mio percorso nel corso magistrale di Scienze Filosofiche, insistendo con una certa ostinazione sulla filosofia contemporanea.
Quando non sono immersa in testi filosofici mi rifugio in librerie, playlist musicali e sale cinematografiche, possibilmente in quest’ordine.
Scrivere è il modo che ho trovato per dare forma alle mie idee, tenere a bada la polemica e rendere la discussione un esercizio (relativamente) civile.
