La ventottesima edizione del Far East Film Festival1 2026 si conferma come osservatorio esclusivo capace di intercettare le mutazioni sociali e artistiche dell’Asia attraverso il linguaggio cinematografico, garantendo un’esperienza sempre molto emozionante e di profondo insegnamento culturale.
Quest’anno ha portato sul grande schermo un potente documentario che racconta le ore di tensione che hanno sconvolto la Corea del Sud il 3 dicembre 2024. Alle 22 locali di quel giorno, infatti, è stata proclamata la Legge Marziale, rivelando un tentato colpo di Stato da parte dell’allora Presidente Yoon Suk-yeol. Il peggiore degli esiti è stato prontamente sventato dal voto dei parlamentari che, nonostante l’assedio delle forze militari alle porte dell’Assemblea Nazionale, sono riusciti a scavalcare i cancelli per portare il loro voto in difesa della democrazia, supportati dai cittadini che si erano riversati nelle strade in aperta protesta.
Firmato da documentaristi e giornalisti d’inchiesta, primo lungometraggio cinematografico del regista-giornalista Kim Jong-woo, in collaborazione con i registi e produttori televisivi Kim Shin-wan e Cho Chul-young, insieme alla produttrice cinematografica Jo Sona; un vero e proprio lavoro di cooperazione e coordinazione fondato sul rispetto reciproco e, definito da Kim Jong-woo stesso, come la combinazione perfetta per la realizzazione di quest’opera.

Al Far East Film Festival 2026 si è aggiudicato ben tre premi, tra cui Gelso Bianco per regista emergente, Gelso Nero premiato dagli esperti di cinema asiatico e Gelso d’Argento assegnato dal pubblico, a testimonianza non solo del suo impatto, ma anche della funzione di questo documentario in qualità di
strumento di archiviazione storica, che impedisce lo sbiadire dei fatti di quella notte estremamente delicata per il popolo sudcoreano.

Un’opera che da subito coinvolge dietro le barricate, scavalcando i cancelli dell’Assemblea Nazionale insieme a parlamentari e giornalisti in una corsa frenetica per la difesa della democrazia. Un’esperienza immersiva dove il ritmo serrato del montaggio, composto da scene filmate in tempo reale, ritrae quelle ore in cui la democrazia ha vacillato. L’architettura del sound design è sorretta da una voce narrante: un espediente narrativo che funge da raccordo tra la cronaca presente e la memoria storica. Attraverso un
montaggio alternato di footage d’archivio perfettamente calibrato, il film istituisce un parallelismo con il massacro di Gwangju del 1980, rievocando quel tragico precedente in cui la Storia ebbe un esito ferocemente opposto.
In dialogo con il regista e la produttrice, ho domandato loro il motivo per cui abbiano deciso di realizzare un lungometraggio documentario, prendendo quindi le distanze dalla produzione televisiva. Secondo il regista Kim Jong-woo, che ha alle spalle una carriera nel mondo televisivo, una volta raccolto il materiale, erano desiderosi di dare spazio a una maggiore profondità espressiva, superando quindi la freddezza e il distacco tipici del reportage televisivo del giornalismo d’inchiesta. La produttrice Jo Sona ha confermato che la loro collaborazione è stata molto interessante e stimolante e i sei mesi di post- produzione sono stati intensi, richiedendo una meticolosa attenzione nella selezione dei materiali d’archivio riguardo il Massacro di Gwangju e per la fase di montaggio.
Ciò che traspare dal documentario, inoltre, è la forza del popolo sudcoreano, che ha portato alto il sacrificio delle vittime del massacro. Dimostrando la potenza della memoria collettiva, si è schierato e attivato per evitare un ripetersi della Storia. Un documentario che unisce verità fattuale e denuncia a verità narrativa ed emotiva. Un’opera necessaria che trasforma la cronaca in memoria, celebrando la democrazia sudcoreana come un organismo vivente che sa resistere e reagire. Come suggerisce il titolo e come ben si evince dalle riprese sul campo, che vedono i cittadini stessi aiutare i parlamentari a
scavalcare i cancelli per farsi strada e riuscire a entrare all’Assemblea Nazionale, i ‘guardiani’ non sono eroi solitari, ma cittadini comuni che dimostrano come la resilienza collettiva sia l’unica vera difesa contro l’autoritarismo.
Note
- Rassegna cinematografica dedicata al cinema popolare asiatico, dal 1999 si tiene ogni anno a Udine, in Friuli.



