Che cos’è, per voi, la scrittura? Mi rendo conto che questa domanda, volutamente provocatoria, è anche un po’ stupida: non tutti scrivono per diletto, e non tutti quelli che lo fanno vedono o sentono, nel gesto di scrivere, un qualcosa di particolarmente degno di nota. Non c’è nulla di sbagliato in questa visione. Vorrei, però, invogliare i lettori che effettivamente vivono la scrittura su un piano personale ed emotivo a riflettere su queste emozioni, in particolare sul significato che ha per loro questa attività nel quotidiano.
È proprio su questo tema, ossia sul rapporto personale con la scrittura, che Thomas von Steinaecker si interroga all’interno del suo romanzo La Difesa Del Paradiso, edito da Del Vecchio Editore, che ringraziamo per la copia stampa.
A prima vista, dando un’occhiata veloce all’incipit, non si direbbe, ma La Difesa Del Paradiso è un romanzo di fantascienza ambientato in una Germania post-apocalittica, ridotta ad una landa desolata e inospitale dalla catastrofe avvenuta 11 anni prima. Eppure, diventa chiaro sin dalle prime pagine che al centro di questo libro non c’è l’epica avventura che i protagonisti si trovano ad affrontare, quanto piuttosto la sua narrazione attraverso gli occhi, e la matita, di Heinz.
Heinz, il membro più giovane di una piccola compagnia di sopravvissuti che ha trovato rifugio nelle alpi bavaresi, riceve come regalo per il suo quindicesimo compleanno quattro quaderni e, insieme a loro, il compito di trascrivere le storie e gli avvenimenti della comunità. Heinz prende molto sul serio le sue responsabilità di scrittore, al punto da sentirsi come una sorta di “prescelto”. I suoi quaderni, che corrispondono ai capitoli del libro, passano dall’essere un semplice “diario di bordo” della comunità e della vita abbastanza tranquilla nel rifugio alpino, al diventare cronaca del viaggio attraverso la pianura.
Steinaecker riesce a rendere in maniera sorprendente la scrittura energica e grezza di un giovane adolescente, trovando un linguaggio che racchiude sia lo spirito infantile che ancora anima Heinz, sia la graduale acquisizione di una consapevolezza adulta. Nel suo vocabolario, trovano posto alcune parole ereditate dal passato pre-apocalittico, ormai desuete e inutili per rappresentare la realtà presente, insieme a inglesismi, termini colloquiali diretti e senza fronzoli, che si alternano a giri di parole sofisticati. Questo stile molto peculiare, reso in modo molto efficace dalla traduzione di Matteo Gallo Stampino, ci trasporta nella testa di Heinz e ci permette di comprendere i suoi sogni, le sue paure, i suoi traumi e i suoi conflitti interiori.
La voce di Heinz si spezza più volte durante l’avventura: i quaderni, in più punti, presentano pagine vuote, frasi interrotte a metà o scarabocchi, tutti elementi che danno l’impressione di avere in mano dei veri e propri documenti sopravvissuti ad una catastrofe. I momenti più tragici del racconto sono narrati, a volte, proprio dallo spazio vuoto sulla pagina o dalla confusione del resoconto di Heinz, lasciandoci intuire la gravità di quanto accade, piuttosto che descrivendola meticolosamente.
Attraverso i quaderni di Heinz diventiamo testimoni di un mondo ormai consumato dall’apocalisse: l’intera Germania è diventata un deserto radioattivo e inospitale, in cui intere città sono state ridotte in macerie o interamente spazzate via. Eppure, esaminando le rovine, ci rendiamo conto che qualcosa non quadra: la Germania futuristica che esisteva pochi anni prima, pur essendo incredibilmente ricca e tecnologicamente sviluppata, appare ad un lettore odierno come un mondo quasi distopico, con enormi disuguaglianze sociali (al punto da arrivare a segregare le diverse classi sociali), un’economia interamente asservita al consumo e aree residenziali protette da “scudi”, per proteggere gli abitanti da un ambiente esterno già inospitale.
Mano a mano che andiamo avanti con la lettura, ci rendiamo conto di come la catastrofe non sia tanto piovuta dal cielo, quanto, piuttosto, figlia di una realtà già instabile dal punto di vista sociale, economico ed ecologico. I quaderni di Heinz fungono, quindi, da “capsula del tempo”: attraverso di essi, vediamo uno dei nostri possibili futuri, quello in cui ci rifiutiamo di affrontare i nostri problemi più pressanti e ci accontentiamo di soluzioni a breve termine, come quella di ripararci dietro a “scudi” protettivi. Comodi e facili, ma anche ingiusti e, sul lungo termine, destinati a fallire.
Non a caso, una delle cose che colpisce di più leggendo i quaderni di Heinz è la disumanità che permea l’intero mondo circostante. La distopia che si apre di fronte agli occhi dei nostri protagonisti è stata creata da un genere umano ormai profondamente corrotto e svuotato di ogni senso di coesione sociale. Per quanto La Difesa Del Paradiso non si presenti come un romanzo dal sottotesto politico, né cerchi di esserlo, è difficile non leggere in questo mondo post-apocalittico una cautionary tale per l’umanità del presente.
Ho iniziato questo articolo chiedendovi cosa fosse, per voi, la scrittura. Per me, la scrittura è un modo per gestire le emozioni: trasferendole sulla carta, con la mia matita azzurra di fiducia, dando loro una forma con le parole, riesco ad analizzarle con un occhio critico, a capirle meglio e, ovviamente, a “salvarle”, per poi poterci tornare successivamente. Non sono un artista, non scrivo per un pubblico. Scrivere è per me una cosa personale, intima, quasi terapeutica, a metà tra un confessionale e la meditazione. Attraverso la scrittura, ritrovo un momento di serenità (o, come direbbe Heinz, felicità deluxe), evadendo per un momento dalle mie preoccupazioni presenti. Leggendo i quaderni di Heinz, ho ritrovato un pezzo di questo mio rapporto con la scrittura: per il protagonista de La Difesa Del Paradiso, scrivere è uno strumento di sopravvivenza, un dovere e una missione, ma è anche un momento intimo con sé stesso, un rifugio dall’incubo che lo circonda. Per Heinz, che pure fantastica un giorno di avere un pubblico per la sua storia, l’atto di scrivere ha valore in quanto tale, anche in totale assenza di un lettore. E, forse, è proprio questo il vero senso de La Difesa Del Paradiso.
Ringraziamo Del Vecchio Editore per la copia stampa.

