A volte (i musicisti) ritornano… ma perché?

Nell’ambito musicale, le band nascono spesso da una situazione ben definita, sia sotto l’aspetto storico che quello geografico. Capita che questi contesti di partenza siano identificati come punto d’origine di un filone musicale o addirittura di un genere intero. Malgrado queste premesse, il legame che vorrebbe i gruppi musicali legati a hic et nunc di partenza sta diventando sempre più labile. Non a caso, sta emergendo un’usanza sempre più diffusa capace di riportare in vita “creature” musicali anche dopo molto tempo: le reunion. Ci sono episodi particolarmente rilevanti, come il ritorno degli Oasis dopo sedici anni1, che possono essere ascritti a questo fenomeno.
Certo, la dinamica in questione esisteva anche in passato: ne sono esempi celebri quelli di Cream2 e The Velvet Underground3. Ciononostante, è evidente che la frequenza sia in costante aumento, così come il peso specifico dei concerti che sanciscono questi grandi ritorni in scena4.
Sempre più gruppi musicali, soprattutto (com’è ovvio) quelli che in passato avevano riscosso più successo, decidono di “rimettersi insieme” per tornare a incidere musica o anche “solo” per qualche performance insieme.
C’è caso e caso, però: da un lato, è sempre successo che le band abbiano affrontato qualche periodo di pausa per poi tornare a lavorare; dall’altro, complessi che si erano lasciati non poco tempo addietro (alcuni dei quali anche malamente) scelgono di sotterrare l’ascia di guerra e, riproponendosi sulla scena musicale, creano eventi mediatici di proporzioni clamorose.
Con il passare del tempo, quest’usanza è divenuta sempre più diffusa e ha iniziato a generare una tipologia di concerto a sé stante che fa capolino regolarmente tra i palinsesti invernali ed estivi.
Sarebbe corretto chiedersi se una simile operazione possa funzionare sempre; anche solo riprendere a suonare insieme e ritrovare la sinergia di un tempo è una bella impresa. Al contempo, occorre domandarsi se una manovra di questo tipo sia effettivamente sensata, dato che separa la band dal suo naturale e spontaneo hic et nunc di cui sopra.
A questi dubbi, le persone rispondono in modi molto diversi tra loro, chi scettico e chi, invece, entusiasta. Se da un punto di vista musicale le perplessità potrebbero essere legittime, da quello commerciale sembra che i dati diano ragione ai sostenitori delle reunion: i concerti sono quasi sempre affollatissimi, con numerosi sold-out (anche nel nostro Paese, come il tour di ritorno de I Cani5).
Chiaramente, questo processo apre delle questioni non solo sulla domanda che il mercato musicale riceve, e la conseguente reazione delle major, ma anche su cosa si basa tale domanda. Senza girarci troppo intorno, è chiaro che le band non decidono di riunirsi solamente di loro sponte. Per quanto questo non venga mai detto esplicitamente, uno dei principali motivi del ritorno sulle scene è legato a questioni economiche: pur non producendo nulla di particolare, parecchi complessi trovano un guadagno anche notevole e arrivano quindi ad ottenere un buon rendimento6.
Sono innumerevoli gli esempi che si potrebbero riportare, sia tra le band italiane che tra quelle estere, come rispettivamente il Consorzio Suonatori Indipendenti e i succitati Oasis, addirittura con qualche nome dal grande blasone.
Inoltre, è da tenere in considerazione che la nostalgia verso il passato, anche da parte di persone relativamente giovani, è uno dei motori principali di queste operazioni7.
Ciononostante, è necessario porsi delle domande sulla nostalgia in questione. Inutile girarci intorno: la musica che fa parte del passato delle persone ha e avrà sempre un ruolo importante per loro, in quanto porta con sé un bagaglio di ricordi che pesano sul valore che il singolo dà ai brani, agli artisti e anche a concerti specifici.
Al contempo, però, si rischia che questo approccio sia limitante: a forza di ripetere che la musica di un tempo era migliore di quella del presente, affermazione peraltro lontana dall’essere una verità assoluta, si rischia di offuscare il proprio sguardo verso le novità. Certo, non si toglie il merito alle grandi band del passato che meritano di essere ascoltate e scoperte dai giovani d’oggi, ma si rischia di creare una sorta di cortocircuito nella percezione della musica.

Alla luce di queste ultime considerazioni, bisognerebbe allora rivedere il peso specifico che si vuole attribuire alle reunion e ai musicisti emergenti. In questo senso, è da chiedersi se sia opportuno lasciare tanto spazio a quelle band che che già hanno avuto la loro occasione sotto i riflettori e il cui successo ha già superato l’apice ed è quindi in lenta discesa. A prescindere dalle soluzioni di continuità nel loro operato, lo spazio che occupano viene meno per band e musicistɘ che provano a ritagliarsi un po’ di spazio nello spietato mondo discografico.
Va detto, però, che la posizione dei giovani a riguardo è controversa. Se da un lato giovanə musicistə rischiano di vedere una parte di mercato rimossa loro, tolto qualche gruppo “nuovo” chiamato ad aprire queste reunion, tra il pubblico giovane si apre la possibilità di assistere a concerti che nessuno pensava sarebbero più accaduti. Quelle band, diventate di culto ma sciolte da tempo, una volta riunite forniscono l’occasione di andare a tali concerti non solo a coloro che hanno avuto la fortuna di essere presenti durante il periodo di attività del gruppo, ma anche a chi è nato e cresciuto già dopo lo scioglimento.
Ci sono anche complessi il cui ritorno è pressoché impossibile: vuoi per dissidi tra i membri o per la morte di uno di loro, oppure “semplicemente” per ragioni di principio, per alcuni l’ipotesi di tornare assieme in studio o sul palco è irrealizzabile.
Inoltre, in alcuni casi, le reunion hanno portato a risultati musicali molto negativi, anche da parte di interpreti dalle capacità indiscusse8. Forse, per quanto non prevedibile, queste ultime sono casistiche nelle quali sarebbe stato meglio evitare per non rovinare la propria immagine.
Considerato quanto scritto finora, si comprende molto facilmente come il fenomeno delle reunion sia tanto interessante quanto controverso. Ben venga il ritorno di gruppi musicali famosi, anche e soprattutto per coloro che non li avevano mai visti dal vivo. Al tempo stesso, ben venga se riportano in scena, specie per gli anniversari, dischi pubblicati tempo addietro e che avevano lasciato un segno nell’immaginario collettivo: si tratta sovente di opere dal profondo valore e devono essere riconosciute dal grande pubblico come tali.
Allo stesso tempo, può far storcere il naso che lo “spazio mediatico” occupato da questi ritorni rimuova possibilità a nuovi gruppi emergenti che ovviamente hanno ancora bisogno di farsi le ossa e creare una propria community.
Considerato il successo sinora ottenuto da parte delle reunion, è possibile prevedere che queste saranno sempre più frequenti e che ci abitueremo a considerarle parte consueta delle proposte musicali.
Sarebbe opportuno trovare un giusto equilibrio, sia da parte degli organizzatori che da parte dei consumatori del mercato musicale, su quali concerti scegliere, anche in virtù dei prezzi dei biglietti sempre più alti. Altri esperimenti di questo tipo, come quello dei Radiohead9, sono andati molto bene. Per restare all’attualità, il fermento legato al tour dell’anno prossimo sembra sorridere anche agli Oasis. Certamente si vedrà negli anni a venire quali “nuovi ritorni” potranno generarsi. Ciononostante, il mercato musicale non può e non deve limitarsi a una ciclicità autolimitante che, nel lungo termine, sarebbe in grado di produrre non troppe alternative. Ciò che è passato non deve prevalere su ciò che sta diventando. E nemmeno su ciò che sarà.
Sitografia
- www.rollingstone.it/musica/news-musica/oasis-e-ufficiale-reunionnel-2025/937964/
- https://www.rockol.it/news-66799/l-incredibile-reunion-dopo-36-anni-tornano-i-cream-di-eric-clapton
- https://www.esquire.com/it/cultura/musica/a62521860/perche-le-band-reunion-2024/
- Ivi
- https://www.radioflyweb.it/i-canidopo-i-sold-out-delle-quattro-date-di-bologna-e-roma-nuove-date/
- https://www.rsi.ch/cultura/musica/speciali/Perch%C3%A9-ci-sono-cos%C3%AC-tante-reunion–2623474.html
- https://www.alfabetodelrock.it/2026/03/18/la-grande-nostalgia-reunion-revival-e-memoria-da-millennial/
- https://www.esquire.com/it/cultura/musica/a70312941/disastrosa-reunion-zeppelin/
- https://www.rollingstone.it/musica/news-musica/sono-tutti-incazzati-con-i-radiohead/1004453/
Nostos
Editoriale · L’Eclisse
Anno 6 · N° 5 · Settembre 2026
Copertina di Maria Traversa.
Hanno partecipato alla realizzazione di questo editoriale: Riccardo Avantaggiato, Greta Beluffi, Bianca Beretta, Sarah Calderoni, Milena Cargnelutti, Chiara Castano, Giulia Coppola, Elena Floris, Michela Fraschilla, Veronica Gabrielli, Chiara Gianfreda, Lara Imperato, Alessandro Mazza, Mathilde G. Modica Ragusa, Marcello Monti, Francesca Musaro, Valentina Oger, Carlotta Pedà, Virginia Piazzese, Federica Raciti, Lorenzo Ramella, Vittoria Tosatto, Vittoriana Tricase, Maria Traversa, Carlotta Viscione, Alessia Volpicelli.
