DÍA DE LOS MUERTOS
Storia, simboli e trasformazioni di una tradizione messicana.
Introduzione
Il Día de los Muertos (Giorno dei Morti) rappresenta una delle espressioni culturali più complesse e profonde del Messico. Per alcuni giorni il confine tra la vita e la morte diventa temporaneamente permeabile e la memoria collettiva prende nuove forme attraverso gesti, riti e sapori: altari, offerte di cibo, petali di fiori e candele accolgono le anime dei defunti che secondo la tradizione tornano a visitare i propri cari. Nonostante il nome evochi un solo giorno, la celebrazione, in realtà, si estende dalla fine di ottobre all’inizio di novembre.
Contrariamente a quanto spesso si crede, il Día de los Muertos non è una festività di origine preispanica, né il semplice risultato di un sincretismo tra culture indigene ed europee. Le sue radici affondano nelle commemorazioni cattoliche di Tutti i Santi e dei Fedeli Defunti, giunte in Messico con la conquista spagnola, e nel modo in cui le comunità indigene vi hanno inserito pratiche e credenze funerarie proprie, poi trasformate in vicende storiche e politiche. Nel corso dell’articolo verranno ricostruite le origini storiche della ricorrenza, analizzati i simboli degli altari ed esplorate le celebrazioni dedicate ai bambini e agli animali domestici, per mostrare come il ricordo dei defunti sia una pratica viva capace di cambiare nel tempo senza perdere il proprio significato.
1. Le origini storiche del Día de los Muertos
Oggi, in Messico, si è diffusa erroneamente l’idea popolare che il Día de los Muertos sia una festività di origine preispanica, ma questa interpretazione non è corretta, così come non è corretto considerarla semplicemente il prodotto di un sincretismo tra culture indigene ed europee1. Le celebrazioni funerarie ancestrali diffuse nell’area mesoamericana presentavano delle caratteristiche differenti rispetto alle festività nate nell’Europa medievale e istituite l’1 e il 2 novembre dalla Chiesa cattolica. Il primo giorno del mese di novembre si celebrano Tutti i Santi (Ognissanti), ossia tutti i beati e principalmente i santi sconosciuti, come le migliaia di martiri cristiani; il 2 novembre, invece, si celebra la Giornata dei Fedeli Defunti, ed è dedicata a coloro che “riposano in Cristo” ma senza riuscire a raggiungere la vita beatifica (il cielo), perché si trovano in Purgatorio. Per questo motivo questa giornata è stata concessa affinché le persone vive possano aiutare l’anima del defunto a purificarsi e risalire in Paradiso attraverso preghiere e suppliche2.
Queste due festività giunsero in Messico intorno al XVI secolo, dopo la conquista spagnola, e furono celebrate nelle chiese fondate dai francescani a Texcoco, Tlaxcala e nel convento di San Francesco a Città del Messico. Secondo quanto riportato dal frate Toribio di Benavente (1482-1565 ca.), detto Motolinía, durante il Giorno dei Morti quasi tutti i villaggi facevano numerose offerte ai loro defunti, donando mais e altri alimenti, come pane e cacao. Come è accaduto per molte cerimonie cattoliche, anche la Festa dei Fedeli Defunti è stata imposta dai religiosi cristiani alle comunità indigene. Queste comunità, inaspettatamente, mostravano di avere una spiccata profondità religiosa sconosciuta agli europei. Il “culto dei morti”, infatti, corrisponde a una complessa escatologia3 ancestrale, consustanziale alle culture mesoamericane, le cui pratiche sono quasi interamente sconosciute. Questo culto ha costituito una parte fondamentale delle loro credenze religiose, del loro pensiero, della mitologia e dell’esoterismo preispanici e le sue testimonianze si possono ritrovare nei monumenti, nella scultura e nella pittografia dei codici4. Sebbene alcune pratiche siano sopravvissute nel corso dei secoli successivi alla conquista, non sono riuscite a sincretizzarsi con il culto cattolico dei Fedeli Defunti poiché questo si celebra secondo una liturgia che nessun chierico può modificare, trattandosi di una decisione che spetta solo al Papa.
La festa dedicata al culto non è stata modificata dal punto di vista dei contenuti, ma con l’eliminazione delle cerimonie preispaniche dedicate ai defunti, tutte le pratiche ancestrali sono state spostate alla celebrazione del 2 novembre, senza che la liturgia cattolica stabilita per questo culto venisse trasgredita. Ha avuto luogo una sintesi, un’unificazione dei principi all’interno del culto, e questo ha fatto sì che i popoli indigeni, col passare del tempo, adottassero la forma cristiana fino a fondersi quasi interamente con essa5. Nel corso del tempo, i frati hanno cercato di denunciare il fatto che gli indigeni continuassero segretamente a svolgere le loro pratiche funerarie, ma la loro impresa di fermare queste celebrazioni si è rivelata fallimentare e, per questo motivo, si sono limitati alla tolleranza e all’accettazione. Secondo quanto riportato dall’archeologo Santos Ramírez, le pratiche mortuarie nell’epoca preispanica presentavano caratteristiche differenti e anche le date relative alle celebrazioni dei loro defunti dovevano essere disuguali. Si conoscono solo gli aspetti della tradizione funeraria che si praticava nel centro del Paese e, grazie alla pittografia dei codici, è possibile affermare che le celebrazioni presentavano grandi differenze con le festività dell’epoca novoispanica. Ogni regione possedeva un calendario differente e, prendendo come esempio il calendario della cultura mexica, è possibile vedere che si svolgevano almeno quattro celebrazioni funerarie nel corso di un solo anno6.
Queste feste sono totalmente scomparse con l’arrivo della conquista spagnola ed è improbabile che se ne siano conservate alcune tracce dopo il controllo sociale e ideologico a cui sono state sottoposte le culture originarie nel corso dei secoli successivi. Pur con non poche difficoltà, molte delle antiche credenze si sono conservate sotto forme cristianizzate nelle comunità indigene: la festa del 2 novembre, per esempio, fu depositaria delle antiche credenze funerarie, ma il culto e la festa continuarono a essere praticati senza profondi cambiamenti, nonostante la società novoispanica fosse profondamente religiosa. Nei secoli XIX e XX, meglio documentati rispetto ai precedenti, si può notare come la sacralità di questa festa abbia perso gradualmente importanza e abbia lasciato maggiore spazio ai suoi aspetti profani. Inizialmente, il Giorno dei Fedeli Defunti si celebrava con tre messe e la gente vi partecipava in segno di lutto. L’usanza di seppellire i morti in chiesa e nei portici è stata interrotta in Europa a causa delle epidemie, che hanno portato alla creazione dei cimiteri fuori dalle mura della città. A partire da questa nuova disposizione, la celebrazione di questa giornata ha subìto delle modifiche: invece di trascorrere il loro tempo in chiesa, i parenti dei defunti dovevano spostarsi di cimitero in cimitero. Tanto in Spagna quanto negli altri paesi d’Europa, il divieto di effettuare sepolture nelle chiese ha prodotto dei cambiamenti anche nella celebrazione del Giorno dei Morti.
In Messico, a partire dal 1859, il governo della Repubblica secolarizzò i cimiteri, così da togliere ogni responsabilità alla Chiesa, comprese le entrate che percepiva. Qui, le inumazioni delle sepolture erano iniziate pochi anni prima grazie all’apertura del pantheon di Santa Paula a Città del Messico e questo ha fatto sì che le visite all’interno di questo luogo diventassero un evento unico e molto affollato7. La parte della celebrazione che vedeva il trasferimento di tutti i parenti dei defunti al pantheon per portare le offerte non teneva più in considerazione l’aspetto religioso: non vi si ritrovavano tristezza o lutto. Al contrario le persone partecipavano con i loro migliori abiti e coprivano le tombe con bouquet, fiori ed enormi ceri. Nessuno mostrava tristezza, ma tutti apparivano felici di celebrare insieme quella giornata8.
I costumi e gli accessori legati al culto hanno subìto un cambiamento nel corso degli anni. Originariamente erano legati unicamente alla celebrazione religiosa, ma, a partire dalla metà del XIX secolo, avvengono le prime trasformazioni. Sia l’indipendenza che le nuove disposizioni politiche hanno permesso che la società si riappropriasse, tra le altre cose, anche di ciò che originariamente era il Día de los Muertos, ed è riuscita così ad adattarlo alle proprie esigenze, modernizzandolo.
2. Gli altari della memoria. Simboli e offerte per il ritorno delle anime dei defunti
Ogni anno, quando ricorre il Día de los Muertos, è usanza allestire degli altari in onore dei defunti. Esattamente come è stato per molte festività, anche le usanze di questa celebrazione hanno subìto molti cambiamenti nel corso del tempo. Fino a pochi anni fa, la creazione degli altari era un’attività svolta unicamente dai membri più anziani della comunità, mentre ora i membri delle generazioni più giovani vi prendono parte per poter contribuire a mantenere viva la tradizione9. La creazione dell’altare deve rappresentare un momento di festa e allegria, non di tristezza.
Gli elementi più comuni presenti sugli altari sono sei e ognuno di essi possiede un significato simbolico. Il primo oggetto, La Calavera (il teschio), è uno dei simboli più riconoscibili di questa festività. Generalmente, questi teschi sono fatti di zucchero semolato, meringa e acqua, poi vengono modellati e decorati con colori vivaci. I teschi rappresentano le persone che sono defunte e che ricevono offerte all’altare. Si è scelto di crearli con lo zucchero perché simboleggiano la dolcezza della vita10.
Il secondo elemento dell’altare è formato Las Caléndulas (le calendule) o Los Cempasúchiles (i tageti), chiamati anche Flor de muerto (fiore del morto). Si pensa che il profumo di questi fiori arancioni brillanti aiuti ad attrarre le anime all’altare e, in alcuni luoghi, i grappoli delle calendule appena raccolte vengono accompagnati da un incenso fatto con la resina del copale11 e una campana, in modo tale che tanto il profumo quanto il suono possano attirare maggiormente le anime.
Successivamente, si può indicare come terzo elemento El Papel picado (il foglio forato), che consiste nella creazione di un foglio di carta colorato e forato in modo tale da creare dei disegni. Si ritiene che i buchi consentano alle anime di attraversare i due mondi e, inoltre, si pensa che la natura fragile della carta rappresenti il simbolo della fragilità della vita12.
A seguire, il quarto oggetto è rappresentato dal Pan de Muerto (pane del morto), molto morbido e dolce con sopra disegnato un teschio o strisce a forma di ossa. Solitamente i parenti del defunto includono numerosi oggetti che piacevano alla persona quando era in vita e, per accogliere l’anima nel migliore dei modi, i parenti posizionano anche bevande, come bottiglie d’acqua e tequila.
La sal (il sale) è il penultimo oggetto tipico presente sugli altari. Esso può essere disposto a forma di croce in modo tale da garantire l’incorruttibilità dell’anima: aiuta nella purificazione.
Las Fotografías (le fotografie) rappresentano l’ultimo elemento presente. Le foto poste sull’altare ritraggono sempre qualche defunto perché, altrimenti, le anime non ne sarebbero attratte e non potrebbero attraversarlo.
3. Oltre il Día de los Muertos: la memoria dei bambini e degli animali domestici
Il Día de los Muertos non è una ricorrenza che si sviluppa durante una sola giornata. Nel periodo che va dal 27 ottobre al 2 novembre, infatti, vengono festeggiati anche Los Angelitos (gli angioletti) e Las Mascotas (gli animali domestici). Il 31 di ottobre si ricordano i bambini mai nati e l’1 di novembre gli infanti che sono deceduti prima di essere battezzati. Secondo la credenza, le anime di questi bambini si trovano in un limbo, e per questo motivo vengono chiamati limbitos13. Secondo l’Istituto Nazionale dei Popoli Indigeni (INPI), nelle case urbane e rurali si è soliti porre come offerta cibi non piccanti, dolce di zucca, frutta, caramelle, latte, sale e acqua. Inoltre, si aggiungono fiori bianchi e candele insieme a raffigurazioni di angioletti14. Sugli altari è possibile vedere anche piccole ceste con fiori, mentre in alcuni luoghi gli altari possono essere decorati con giocattoli di argilla dipinti con colori vivaci, in modo tale da permettere alle anime dei bambini di continuare a giocare come facevano o come avrebbero potuto fare durante la vita.
Ogni 27 ottobre, molte famiglie in Messico riservano un momento per ricordare i loro animali domestici defunti. Il rituale è molto intimo e carico di elementi simbolici. Si è soliti preparare uno spazio accogliente, che sia in casa o nel cortile, con alcuni oggetti che meglio rappresentano il modo in cui l’animale domestico ha vissuto durante la convivenza con la sua famiglia di appartenenza. Normalmente vengono utilizzate delle foto, il giocattolo preferito dell’animale, il suo collare ed elementi simili. Per quanto riguarda le pietanze, la presenza dell’acqua è fondamentale, e a questa si aggiunge il cibo preferito dell’animale. Le candele illuminano la via e i fiori guidano l’olfatto verso la strada corretta15. Questo rituale, anche per quanto concerne gli animali domestici, non è semplicemente decorativo. Esso infatti aiuta a elaborare l’assenza, a dare spazio al lutto e a riconoscere l’importanza di quel legame.
La data scelta non è casuale. Secondo la tradizione popolare messicana, infatti, questa giornata apre il ciclo di offerte che culmina l’1 e il 2 novembre. Il 27 ottobre viene riservato agli animali da compagnia, poiché si pensa che le loro anime attraversino il Mictlán, ossia il mondo sotterraneo nella mitologia azteca, per tornare a casa per qualche ora.
Conclusione
Il Día de los Muertos è molto più di una celebrazione dedicata a chi non c’è più: è una tradizione attraverso cui la memoria individuale si intreccia con quella collettiva, trasformando il ricordo in un’esperienza condivisa. La sua storia mostra come le pratiche culturali non siano realtà immobili, ma fenomeni capaci di attraversare epoche, conflitti e trasformazioni, conservando alcuni significati e acquisendone di nuovi. Questa continuità è testimoniata anche dalla presenza degli altari che, con i loro colori, profumi e offerte, restituiscono una forma concreta al desiderio di mantenere un legame con i defunti. Le celebrazioni dedicate ai bambini e agli animali domestici permettono di ampliare ulteriormente la prospettiva e mostrano come il ricordo possa accogliere affetti diversi e dare spazio a perdite che occupano un posto nella vita di chi rimane.
In queste ricorrenze, la morte non viene né cancellata né nascosta, al contrario viene accolta all’interno di un rituale che le attribuisce un significato condiviso. Si potrebbe pensare che la particolarità di queste giornate risieda proprio nella possibilità di trasformare l’assenza in una presenza simbolica, ricordando che alcuni legami, pur cambiando di forma, continuano ad accompagnare la vita.
Note
- V. J. Santos Ramírez, El origen del Día de Muertos, Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH), 20 ottobre 2023.
- Ibidem.
- Vocabolario Treccani, s.v. Escatologia: «Dottrina degli ultimi fini, cioè quella parte delle credenze religiose (e, in qualche caso, di teorie filosofiche e teologiche) che riguarda i destini ultimi dell’umanità e del mondo».
- V. J. Santos Ramírez, El origen del Día de Muertos, cit.
- Ibidem.
- Ibidem.
- Ibidem.
- Ibidem.
- Nalewicki, J., The Meaning Behind Six Objects on Día de los Muertos Altars. From marigolds to sugar skulls, the traditional Mexican holiday is full of symbols, «Smithsonian magazine», 31 ottobre 2019.
- Ibidem.
- Vocabolario Treccani, s.v. Copale: «Resina prodotta da diverse piante arboree delle Cesalpinioidee delle regioni tropicali, in particolare dei generi Trachylobium, Hymenaea e Copaifera. Alcune c. sono essudate dagli alberi attuali, altre, le più pregiate, si trovano allo stato fossile a poca profondità nel suolo, prodotte in epoche passate. La c. si presenta in masse con la superficie raggrinzita, di colore tra giallo chiaro e bruno rossiccio, fragili, a frattura concoide. In commercio si distinguono in dure (Zanzibar, Mozambico, Angola, Camerun), semidure (Angola, Manila), e tenere (Sierra Leone e America)».
- Nalewicki, J., The Meaning Behind Six Objects on Día de los Muertos Altars, cit.
- El Sol de Sinaloa, Día de los Angelitos: ¿Qué ofrenda se pone en el altar de los niños que ya no están?, 1 novembre 2024.
- Ibidem.
- Revista Mascotas, Día de los Muertos de las Mascotas: por qué se celebra el 27 de octubre y cómo hacer su altar, 27 ottobre 2025.
Bibliografia
- El Sol de Sinaloa, Día de los Angelitos: ¿Qué ofrenda se pone en el altar de los niños que ya no están?, 1 novembre 2024 (consultato il 12 ottobre 2026).
- Nalewicki, J., The Meaning Behind Six Objects on Día de los Muertos Altars. From marigolds to sugar skulls, the traditional Mexican holiday is full of symbols, «Smithsonian magazine», 31 ottobre 2019 (consultato il 10 ottobre 2026).
- Revista Mascotas, Día de los Muertos de las Mascotas: por qué se celebra el 27 de octubre y cómo hacer su altar, 27 ottobre 2025 (consultato il 12 ottobre 2026).
- Santos Ramírez, V. J., El origen del Día de Muertos, Instituto Nacional de Antropología e Historia (INAH), 20 ottobre 2023 (consultato il 6 ottobre 2026).
- Vocabolario Treccani, s.v. Copale (consultato il 12 ottobre 2026).



