Cinque anni fa, a casa tra zone rosse e zone arancioni, ho proposto ad un’amica in chat di aprire una rivista culturale.
Cinque anni fa, uscivano i primi tre articoli de L’Eclisse.
Cinque anni fa, conoscevo Vittoria, l’unico membro del direttivo a non essere mia amica da anni.Cinque anni fa, imparavamo insieme a usare WordPress e passavamo le serate a decidere il nome per il nostro nuovo progetto.Eravamo pochi all’inizio, una quindicina al massimo. Oggi siamo venticinque, in passato siamo stati anche più di trenta. Veniamo da tutt’Italia, molti di noi si sono spostati per studiare. Le nostre passioni vanno dal design alla fisica, dalla musica pop al mondo del food, dalla politica all’arte contemporanea.Non è sempre facile gestire così tante persone, stare dietro alle scadenze, cogliere tutte le opportunità, far rientrare tutte le emergenze. In redazione ci sono persone restate anni, mentre altre se ne sono andate dopo poche settimane. Mi ricordo ognuna di loro, perché con ognuna ho dovuto imparare a parlare, a farmi capire e a capirla. A volte non è andata benissimo, altre alla grande.Grazie a L’Eclisse ho conosciuto alcuni dei miei migliori amici e persone che resteranno nei miei racconti per ancora molti anni. Ho potuto andare a festival culturali ed eventi di cui, probabilmente, non sarei neanche venuta a conoscenza. Ho scoperto che non sono troppo male nelle pubbliche relazioni e che l’importante è provarci sempre. Ho imparato anche che alcuni partiti politici sono più difficili da contattare di altri e che gli adulti (quelli veri, non come noi) molto spesso sono persi e incasinati quanto questi quattro gatti che un giorno hanno deciso di inventarsi una rivista. Se posso dirlo, ce la siamo inventata piuttosto bene.In questi cinque anni, L’Eclisse è cambiata molto e continua a cambiare. Abbiamo aperto e chiuso canali su diversi social, abbiamo fatto dirette su Twitch e fondato un club del libro, e ora una volta al mese parliamo inglese di Dostoevskij o Annie Ernaux.Cinque anni fa, non immaginavo neanche lontanamente che la rivista avrebbe continuato ad operare continuativamente per così tanto tempo. Sono tanti, cinque anni. È difficile immaginarmi tra cinque anni ed è strano pensare a com’ero, a chi ero, in quell’aprile del 2021. Da una parte mi sento cresciuta, dall’altra sono ancora la ragazzina spaesata ma determinata che si chiede se “editoriale” sia il termine giusto da usare per la pubblicazione tematica mensile.Forse è stupido, ma questo progetto lo sento un po’ come se fosse il mio bambino. Ero preoccupata (e, a volte, lo sono ancora) che nessuno avrebbe voluto lavorarci perché non c’era nessuna ricompensa in denaro o in prestigio. Invece, ho conosciuto persone straordinarie, con un’etica del lavoro inossidabile e un’ingegnosità invidiabile. Ogni membro della redazione è stato selezionato con cura da me e dagli altri membri del direttivo e sono fiera di tutto quello che per questo piccolo sito è stato scritto e pubblicato. Tutte le persone che sono passate dal nostro gruppo hanno lasciato un’impronta, piccola o grande, nel bene (quasi sempre) e nel male (ogni tanto).In questi cinque anni, abbiamo pubblicato 54 editoriali e 344 articoli ordinari, girato centinaia di live per Twitch e creato non so neanche quanti contenuti per i social. Questi numeri mi sembrano folli, ma sono il risultato del duro lavoro di tutte le persone che hanno deciso di imbarcarsi in questa folle avventura.Un ringraziamento in particolare va a Eugenia, Vittoria, Chiara, Adriano, Alexis, Marta, Rosamaria, Edoardo, Bianca, Lorenzo, Gioele, Virginia, Mathilde, Marcello, Alessandro, Elena, Greta, Carlotta, Maria. La nostra chat Whatsapp regala gioia e dolori, ma è soprattutto grazie al vostro impegno costante che la baracca, come ci piace dire, ha continuato e continua a stare in piedi.L’altro, grande grazie va ai nostri lettori: senza di voi, niente del nostro duro lavoro avrebbe un senso. Grazie di continuare a tornare a leggerci, di averci consigliato ad amici e parenti, di, ogni tanto, pensare di candidarvi, di lasciarci commenti, di riunirvi ogni mese con noi per scoprire l’editoriale del mese. Non è facile mandare avanti una pubblicazione culturale totalmente indipendente e autogestita, che si sottrae alle leggi del clickbait, del rincorrere la notizia più fresca e del provocare reazioni con opinioni ragebait. Noi, all’Eclisse, cerchiamo sempre di portarvi articoli non solo interessanti, ma con un lavoro bibliografico serio alle spalle, fatto di fact-checking e fonti, che sia accessibile a tutti, ma non per questo superficiale e vapido. Ogni tanto è frustrante non avere “risultati” rapidi, non vedere il numerino dei followers o dei click sugli articoli che cresce, ma sono orgogliosa di quanto questa missione sia presa seriamente da tutti i membri della redazione, che condividono l’idea di una cultura non rinchiusa nelle polverose aule universitarie né semplificata in una manciata di slide su Instagram.Che cosa ne sarà de L’Eclisse nei prossimi cinque anni? Chi lo sa. Mi sembra già incredibile essere arrivati fin qui. Il sogno sarebbe chiaramente crescere sempre, umanamente prima di tutto. Magari organizzare degli eventi per incontrare i nostri lettori dal vivo o collaborare con realtà dinamiche del territorio italiano. Realisticamente, sappiamo che il nostro tempo in redazione non è per sempre e cerchiamo di impegnarci e goderci fino all’ultimo giorno.Spero che quest’esperienza, breve o lunga che sia, sia arricchente come lo è per me.
Buon compleanno, L’Eclisse!
