
Premessa
Il 9 novembre 1989, quando i berlinesi in festa si sono riuniti per distruggere pezzo a pezzo il muro che era diventato il simbolo di tutto il secondo dopoguerra, sembrava che la Storia del mondo occidentale fosse diretta verso un avvenire senza confini. Conquistato lo Spazio, conquistata la Luna, conquistato Internet: il mondo si apriva sempre di più, l’essere umano non riconosceva più i limiti che per secoli l’avevano spaventato, le informazioni circolavano senza alcun freno. Il crollo di ogni limite diventa un concetto centrale nella filosofia contemporanea e specialmente nelle teorie di Zygmunt Bauman e di Donna Haraway, come spiega Sarah Calderoni a pagina 4.
Nel 2026, però, nessuno si spingerebbe a dire che il mondo è privo di muri. Da quello alla frontiera tra Stati Uniti d’America e Messico, centro delle due campagne elettorali di Donald Trump, al filo spinato che separa i migranti di mezzo mondo dalle loro destinazioni e divide famiglie. Allo stesso tempo, nota Francesca Musaro a pagina 5, alcuni limiti “storici” – come il più estremo, quello tra la vita e la morte – si stanno via via sfaldando, grazie al progredire inesorabile delle nuove tecnologie.
L’arte si è accorta di questa strana contraddizione: da una parte il mondo è sempre più globalizzato, dall’altra si stanno costruendo sempre più muri. Se n’è accorto il cinema, che sempre più spesso si interroga su cosa sia rappresentabile (come illustra Ferao Varallo, che ringraziamo per il contributo straordinario, a pagina 2), ma anche la letteratura e la saggistica: per questo motivo, Bianca Beretta ha compilato un elenco di consigli, che trovate a pagina 6. Ci è sembrato naturale, poi, riflettere su opere del passato che fanno del limite, della frontiera, del muro il loro oggetto di ricerca: dal capolavoro dei Pink Floyd, The Wall (1979), cui dedicano un approfondimento Alessandro Mazza e Lorenzo Ramella a pagina 8, al cinema western americano e al suo rapporto con il “mito della frontiera”, cui è dedicato l’articolo a pagina 3.
Ci sono, poi, limiti più astratti, ma non meno importanti. Per esempio, Carlotta Viscione dedica una riflessione, a pagina 7, sul limite dell’empatia. Infatti, quando tutti i giorni ci vengono mostrate immagini raccapriccianti di altri esseri umani in preda al più profondo dolore, intermezzate poi da foto dei nostri amici al mare, il rischio è di desensibilizzarci totalmente davanti al dolore degli altri, come recita il titolo di un famoso saggio di Susan Sontag.
Il tema di quest’editoriale, chiaramente, ha animato la Redazione: vi presentiamo, non a caso, una raccolta di articoli più voluminosa del solito. Non ci dilunghiamo oltre, dunque, con questa premessa, e lasciamo ai lettori e alle lettrici il piacere di scoprire i sette pezzi che abbiamo preparato per loro, questo mese.
Buona lettura,
Indice
- Premessa della Redazione, p. 1
- L’etica dello sguardo sul trauma di F. Varallo, p. 2
- Oltre i confini – il cinema western e il mito di frontiera di M. Fraschilla, p. 3
- L’orizzonte liquido e la soglia ibrida di S. Calderoni, p.4
- Da polvere a pixel. Come la tecnologia ha riconfigurato il confine tra la vita e la morte di F. Musaro, p.5
- Sui confini della mia libreria di B. Beretta, p. 6
- Empatia al limite di C. Viscione, p. 7
- All in all, you’re just another brick in the wall di L. Ramella e A. Mazza, p. 8
