In Corso Sempione 11 a Gallarate, provincia di Varese, c’è una libreria indipendente: si chiama Librando. Il nome è una sorta di doppio gioco di parole: si riferisce ovviamente all’oggetto libro, ma anche al verbo librarsi. “Mi piaceva molto l’idea di usare il gerundio, perché implica il movimento, l’attività. Infatti per me è molto importante anche il sottotitolo nel nome, Libri in movimento,” spiega il proprietario, Matteo Brandolini.
Matteo ha trent’anni e quello di avere una libreria è sempre stato il suo sogno, avveratosi nel marzo 2024, quando Librando ha aperto le porte per la prima volta. Non è l’unica libreria indipendente della città (oltre alla storica Carù c’è anche La Fucina del Libro), ma per Matteo è fondamentale che sia il più democratica possibile: accessibile a tutte le età e, soprattutto, a tutti i portafogli. Per questo, un buon 45% dei libri esposti è di seconda mano.

L’impressione iniziale che ho avuto quando, ormai quasi due anni fa, sono entrata per la prima volta, è stata quella di un grande spazio aperto luminoso, non proprio ordinato, ma nemmeno eccessivamente caotico. I libri negli scaffali seguono una certa logica: da un lato, quelli nuovi; dall’altro, quelli usati, disposti in un esitante ordine alfabetico. “Nell’usato secondo me non serve che ci sia un criterio vero e proprio,” spiega Matteo. “Solitamente chi vuole comprare un libro di seconda mano non cerca un titolo in particolare, ma preferisce avere un po’ di tempo per frugare a suo piacimento, o per farsi ispirare. Per dirla con le parole di Mark Forsyth, i libri usati sono‘l’ignoto ignoto’, quello che non sapevi di non sapere, e l’ignoto riserva sempre sorprese piacevoli. Per questo mi piace lasciare un po’ di disordine, per permettere alle persone di scoprire titoli e autori che magari non avrebbero occasione di incontrare.” Effettivamente, da frequentatrice assidua di Librando, posso avvalorare questa sua tesi.

Per i ragazzi fra i diciotto e i venticinque anni c’è il “libro sospeso”, che funziona esattamente come la tradizione napoletana del caffè: qualcuno acquista un libro e lo lascia in regalo, “in sospeso” appunto, per chi vorrà prenderlo. C’è poi anche una pratica aula studio, ricavata dal seminterrato della libreria, fornita di tavoli, sedie, prese di corrente, caffettiera e bollitore.
Librando, però, non si limita a vendere romanzi e offrire consigli di lettura. Per Matteo la libreria rappresenta un vero e proprio centro culturale, un polo che possa unire il più possibile le persone attraverso l’elemento assolutamente fondamentale per la società: la cultura, appunto. “Per me è importantissimo portare le persone ad incontrarsi, a creare un punto di contatto e fargli mettere al centro qualcosa che non siano loro stesse. Il logo della libreria infatti riprende proprio questo concetto, questa idea di ‘paesaggio culturale’. Simboleggia il legame che si crea fra le persone attraverso la letteratura e le iniziative legate a essa: le linee, in basso, rappresentano i libri, mentre le montagne sono le persone, e il sole che illumina tutto lo spazio è l’attività culturale.”

Per questo motivo, oltre ai libri in sé, Matteo offre anche corsi di scrittura creativa, rivolti agli studenti delle scuole elementari, medie e superiori di Gallarate. “L’obiettivo dei miei corsi è avvicinare i ragazzi alla letteratura, facendogli capire che può essere molto personale e intima. La scrittura è il modo migliore per veicolare questo messaggio, in parte perché i ragazzi hanno un controllo più diretto su quello che creano, contrariamente alla lettura, spesso imposta, ma anche perché la scrittura implica un lavoro proprio, profondo ed interiore. È anche un ottimo stimolo per creatività e immaginazione, che ai bambini e ai ragazzi non mancano mai.”
Un’altra iniziativa molto apprezzata da chi frequenta la libreria è la maratona di lettura. Il format è molto semplice: ci si riunisce in libreria una domenica mattina e ci si alterna alla lettura ad alta voce di un romanzo breve. Durante la prima maratona per esempio è stato letto La schiuma dei giorni, di Boris Vian. “Lo scopo di questa iniziativa,” spiega Matteo, “è quello di rendere la lettura un’esperienza condivisa, e quindi indimenticabile.” Ma l’obiettivo è anche quello di sfidare le persone a rimanere concentrate per dieci ore su uno stesso libro, in una società in cui anche solo dieci minuti di attenzione possono risultare faticosi.
Una delle attività più interessanti della libreria, e che sicuramente ha riscosso più successo, è il book party, di cui faccio parte dal 2024. Si tiene ogni giovedì sera, dalle 19:30 fino alle 22:30 circa. Funziona esattamente come un club del libro: ogni mese si decide un titolo e ci si ritrova in libreria per leggere tutti insieme, in silenzio, fino alle 20:30 circa. Le restanti due ore sono passate a discutere, condividendo le proprie impressioni e opinioni, non di rado scontrandosi. La scelta di lettura è assolutamente democratica: sono gli utenti a fare le proposte che, successivamente, vengono votate tramite sondaggio sul nostro gruppo Whatsapp. Non c’è un genere letterario di preferenza, basta che il titolo sia una raccolta di racconti. Si legge di tutto: dal meraviglioso di Bestiario di Julio Cortázar, a racconti più realistici, come Che cosa fa la gente tutto il giorno? di Peter Cameron. Abbiamo affrontato anche titoli più “controversi” come Woobinda di Aldo Nove o scrittori più teatrali, come Yasmina Reza, di cui abbiamo letto Felici i felici.

Il book party è, innanzitutto, un luogo d’incontro (e non raramente di scontro) di idee e opinioni. Siamo un gruppo molto eterogeneo, per età, esperienze e abitudini di vita, e sarebbe difficile dire cosa ci accomuna. La passione per la lettura, certo, ma neanche quello, in realtà, è un requisito fondamentale. Lorenzo, per esempio, preferisce decisamente i film ai libri. Questo però non significa che non abbia niente in comune con noi. In fondo, dice Lorenzo, il cinema e la letteratura sono due diverse forme d’arte, è vero, ma il loro scopo rimane comunque lo stesso: “l’intenzione è quella di raccontare una storia, di parlare di desideri, emozioni e sentimenti umani. E anche intrattenere, perché no, non è detto che un film comico o un libro leggero, il cui intento è divertire, siano di conseguenza inutili o poco profondi.”
Fra i nostri lettori più canonici c’è Beatrice, studentessa di Lettere Moderne, impegnata con la scrittura della tesi. Per lei il book party rappresenta un momento di stacco da questa responsabilità, un contesto in cui poter liberamente discutere di libri e letteratura senza il peso della formalità accademica.
Per Betty, invece, partecipare al book party è stato un modo per fare qualcosa di diverso dal solito, per uscire dalla sua zona di comfort. Effettivamente, entrare a far parte di un gruppo così vivace ed eterogeneo come il nostro può sembrare difficile. Antonello, per esempio, mi racconta che all’inizio aveva qualche ansia di non essere bene accolto, data la differenza di passioni e di età (in media, gli utenti del book party hanno fra i venti e i trent’anni, ma non mancano né i liceali né i pensionati), ma i suoi timori si sono rivelati infondati. Per altri, invece, il giovedì sera rappresenta semplicemente un momento di svago e di stacco dalla routine quotidiana.

Questo non significa però che le nostre letture siano superficiali, anzi: leggere ci permette di vivere e scoprire emozioni e sentimenti. Parlandone davanti ad un caffè, uno dei membri mi ha detto che per lei la letteratura è un modo di conoscere altre vite, altre esperienze. Il fatto che queste vicende siano finzione non le rende meno intense: “È vero che quello che leggiamo, le storie che ci vengono raccontate nei romanzi sono inventate, ma le emozioni che proviamo e che i libri ci trasmettono, quelle sì che sono vere.” Non a caso, i libri più apprezzati da quando il book party ha iniziato la sua attività generalmente sono proprio quelli nei quali i sentimenti e le impressioni dei personaggi diventano quasi più importanti della trama stessa. A quasi tutti, per esempio, è piaciuto Legami di Eshkol Nevo, nel quale hanno quasi più rilevanza le emozioni e, appunto, i legami umani fra i personaggi che i risvolti narrativi di ogni racconto.
Ci sono però alcuni libri che, pur trattando di sentimenti ed esperienze umane, non soddisfano le aspettative del book party. È il caso del libro di questo mese: Inventario di alcune cose perdute, di Judith Schalansky, che non sta riscuotendo molto successo. Se ne discute a cena: può sembrare banale, ma anche la condivisione del pasto contribuisce a rendere l’atmosfera più conviviale, più accogliente.
“Per me è un grandissimo no,” dice Betty. “L’ho trovato davvero noioso e pesante.” Matteo non è d’accordo: secondo lui, la scrittura è eccellente, molto evocativa. D’altronde, il libro ha vinto il Premio Strega Europeo del 2020. Un’altra persona ancora è d’accordo con Betty: il libro è scritto in modo faticoso, denso, poco interessante, quasi ripetitivo. Il dibattito va avanti per qualche minuto. Da un lato, Matteo e altre persone tentano di difendere il libro: concordano sul fatto che non sia una raccolta semplice, sicuramente molto diversa da ciò a cui siamo abituati, ma è comunque un’esperienza molto soddisfacente, proprio perché richiede così tanta concentrazione. Il resto del gruppo è decisamente più critico.
Non è raro che un libro susciti opinioni così contrastanti. È, anzi, fondamentale avere un contraddittorio, non soltanto per permetterci di allargare le nostre vedute e considerare punti di vista differenti dai nostri, ma soprattutto per rendere la conversazione più stimolante. Secondo Antonello, in realtà, il momento più bello del book party è proprio il confronto: “Ognuno legge i racconti con la propria mente, la propria testa, ed è bello poterne discutere, sempre nel rispetto e nell’educazione.”
L’importante, in fondo, è dialogare. Anche nei casi in cui il giudizio sia a gran maggioranza negativo, il solo fatto di giustificare la propria opinione comporta comunque uno sforzo di pensiero critico. Leggere e successivamente commentare a caldo un libro ci permette di esercitare la nostra mente e le nostre voci. Dire che un libro piace o meno non è sufficiente; in qualche modo ci si trova “forzati” a giustificare le proprie impressioni, specialmente nei casi in cui il libro è polarizzante. Il book party quindi non è un semplice club del libro, ma, grazie all’atmosfera conviviale creata da Matteo, è uno spazio che invita (ed invoglia) alla discussione e al dibattito. È proprio in questo che Librando incarna perfettamente i princìpi di condivisione e di attività culturale così cari a Matteo.

Milena Cargnelutti
Sono nata nel 2000, in piena Pianura Padana, ma sono cresciuta in Tunisia a due passi dal mare. Mi sono poi trasferita nuovamente nella nebbia lombarda per laurearmi in Lingue e Letterature Straniere. Ho sempre amato la letteratura, alla quale devo non solo tante lacrime e sofferenza ma anche vere e proprie illuminazioni: immaginate di avere sedici anni, essere in piena crisi identitaria e leggere “Il pozzo della solitudine”. Ecco. Quando non leggo o lavoro faccio a maglia, sogno i gatti che vorrei avere, faccio morire le mie piante e scrivo, sempre pensando al mare.
