I tre volti della Luna: riti e superstizioni
Gli ultimi due secoli ci hanno donato una visione meno romantica della Luna: da corpo celeste misterioso e dalle influenze segrete è diventato un semplice ammasso di rocce e polvere stellari. Le ultime visioni non materialiste rimaste della Luna si possono sintetizzare nelle influenze lunari sulla nostra vita, dove il serio mischiato al faceto ci regala una sorta di oroscopo alternativo.
Nei tempi antichi, invece, quando la luce che illuminava le nostre stanze era solo una flebile fiamma di candela, la Luna era considerata fonte di concordia e discordia, di magia bianca (capace di curare e lenire i dolori) e magia nera (in grado di infliggere dolori immani ai nemici). Per rievocare questo suo significato mistico, vi parlerò di tre antichi riti magici dell’antichità: il primo sarà la Noumenia (Luna crescente), il secondo la Lecanomanzia (Luna Piena) e l’ultimo le Defixiones (Luna calante).
1. La Luce che Edifica: la Noumenia e il respiro della crescita
La magia bianca è definita nella stregoneria come quel tipo di magia che opera in totale armonia con il cosmo: si tratta principalmente di incantesimi di protezione. La strega si adopera nel proteggere i propri cari, ambienti o riportare allo stato di energia neutrale un soggetto in disequilibrio interiore. Nella magia bianca, la Luna rappresenta una fonte di nutrimento. Il momento cruciale è durante la Luna Crescente, periodo in cui, nell’antichità, si svolgeva la giornata della Noumenia. Infatti, per gli antichi Greci, oltre ad essere un giorno di festa, era considerato un atto magico collettivo, che segnava il ritorno della luce dopo i tre giorni di buio del novilunio.

Statuetta di donna che sforna pane (500 a.C.) | © Marie-Lan Nguyen (GreekReporter.com) 
Luna crescente | © NASA/Bill Dunford
Il rito della Noumenia aveva luogo tra le mura domestiche, dove il capofamiglia o le donne della casa esponevano offerte di incenso, miele e pani a forma di mezzaluna o di cerchio, su piccoli altari o vicino alla porta d’ingresso. Attraverso questi doni , si cercava di legare la nuova luce lunare alla prosperità presente e futura della famiglia. Inoltre, durante il rituale veniva invocata la dea Selene, che rappresentava la personificazione della Luna, con le seguenti parole:
Invoco Selene, signora della luna d’argento, sorella del sole, figlia degli antichi dèi, dea che cavalca il cielo, le tue mani bianche salde sulle redini, mentre guidi il tuo pallido carro attraverso il cielo notturno, i tuoi occhi come stelle, i tuoi capelli setosi neri come la notte, una mezzaluna splendente sulla tua fronte.
Dea dal cuore gentile, amata dal bellissimo Endimione, la tua luce risplende sempre sui silenziosi incontri degli amanti, sui baci dolcemente rubati, sugli abbracci tanto desiderati. Tu fai compagnia alle madri nelle loro passeggiate notturne, portando conforto ai bambini che piangono e alle donne stanche. Sempre mutevole, mentre cresci e decresci, i contadini seminano i loro campi, le donne contano i mesi, le streghe compiono i loro incantesimi. Bella Selene, faro nella grande oscurità, ti onoro.
Seguendo l’accrescersi della Luna, la famiglia e i suoi beni (come il grano o il bestiame) dovevano aumentare e portare ad una stabilità collettiva. Come un naturale respiro umano, la Luna crescente veniva vista come il momento di riassestamento della vita collettiva, dove si poteva sperare di far rifiorire i propri raccolti prima del ritorno della Luna Oscura. Difatti, prima della luce elettrica, la vita era scandita soprattutto dalle stagioni e, in secondo piano ma non per importanza, anche dall’evoluzione della faccia lunare. Niente veniva contato in minuti, tutto veniva contato (o meglio dire, vissuto) in simbiosi col firmamento.
2. La Luce che Rivela: il Plenilunio e lo specchio della Lecanomanzia
Nel culmine del ciclo lunare troviamo la Luna Piena. Secondo gli antichi medici, il plenilunio rappresenta il momento di massima tensione psichica, denominata da loro lunatismo. Questo termine è stato tramandato fino ai giorni nostri con l’aggettivo “lunatico”, di accezione ben meno profonda. Gli antichi credevano che, durante la fase piena del satellite, l’umore cerebrale1 (antico modo con cui veniva denominata la presenza eccessiva di liquidi nel cervello, l’odierno edema o altri tipi di patologie) rispondesse alla pienezza dell’astro.
Nelle notti di plenilunio, i maghi della tradizione ellenistica praticavano la Lecanomanzia: il rito consisteva nel versare in una coppa vari liquidi, tra cui olio e acqua. Successivamente, questi venivano mescolati da una bacchetta sacrale mentre veniva pronunciata una formula. A seconda dei movimenti della mano, si potevano ottenere delle divinazioni sul proprio futuro. Le increspature dell’acqua, illuminate dal riflesso della Luna piena, venivano interpretate per scorgere volti, eventi o invocare gli spiriti.
In questo rito, la Luna tentava di rivelare attraverso il riflesso della sua luce argentea ciò che il giorno nasconde.

Luna piena | © Unsplash.com 
L’Oracolo di Delfi pratica una Lecanomanzia , Kodros (430 a.C.) | © Light in Extension: A Magical Journal
3. La Luce che Lega: le Defixiones e il silenzio di Ecate
Infine, i riti più oscuri e malevoli venivano compiuti durante la Luna calante o Novilunio (la cosiddetta “Luna Oscura”). Questi erano i tempi prediletti per le Defixiones o tavolette di maledizione. Grazie all’archeologia, sono arrivati fino a noi migliaia di Defixiones, ossia lamine di piombo incise con stili appuntiti. Il piombo – associato al dio Saturno – era il materiale perfetto per compiere riti di magia di “decrescita”. Durante il rito, lo stregone invocava Ecate, figlia di Zeus ed Era, nonché la dea legata alla Luna e al mondo dei morti. Nella Roma antica veniva invocata anche come la “Selene dai tre volti”. Qui di seguito ho riportato una delle tante invocazioni tratte da Papyri Magici.
Accostati a me, divina signora,
Selene dai tre volti
regina che porti la luce a noi mortali,
tu che chiami dalla notte,
faccia di toro,
amante della solitudine
dea dei crocicchi
Sii pietosa con me che t’invoco,
ascolta gentile le mie preghiere,
tu che regni di notte sovra il mondo intero
Successivamente, lo stregone incideva il nome del nemico nel piombo, ripiegava la lamina e la trafiggeva con un chiodo per fissare la maledizione. Infine, concluso il Novilunio, le Defixiones venivano nascoste in luoghi liminali tra il mondo dei vivi e dei morti, come, ad esempio, tombe, pozzi o fiumi.
In questo caso, la magia non accresce né rivela, bensì distrugge, legando il nemico ad un destino oscuro. Dove non c’è luce, l’oscurità aiuta il mago nel suo disegno diabolico.

Oggi, purtroppo, a causa dell’inquinamento luminoso delle città, abbiamo completamente perso la magia delle notti illuminate dalla luce lunare. Nonostante questo, l’eco di questi tre riti, con le loro scaramanzie e speranze, riecheggia ancora nel nostro desiderio di vaticini. Attraverso il pane della Noumenia, lo specchio d’acqua increspata della Lecanomanzia e il piombo delle Defixiones, i nostri antenati hanno tentato di dialogare con l’astro notturno, traducendo la luce pallida di una notte estiva nel riflesso delle loro più grandi paure e dei loro più reconditi desideri.
Note
- Si fa riferimento alla Flegma d’Ippocrate, uno dei quattro fluidi che scorrerebbe nel nostro corpo. La Flegma, legata all’acqua, si troverebbe in testa e sarebbe sia umida che fredda. Potete trovare maggiori informazioni a riguardo qui: La teoria degli umori di Ippocrate – Unitelma
