Sui confini – dalla mia libreria
Da ormai almeno quattro anni, il genere di libri che mi ritrovo più spesso a leggere sono saggi di politica e società. Sicuramente, queste scelte sono dettate dal mio percorso di studi, ossia Relazioni Internazionali. Tuttavia, credo che il motivo sottostante sia la mia curiosità, che mi spinge a capire come funziona il mondo intorno a me e a cercare di scovare più a fondo i meccanismi di temi, che mi appassionano e a cui tengo personalmente. Quando abbiamo scelto il tema per l’editoriale di questo mese, il mio primo pensiero è andato a tutti quei libri che ho letto (semi) recentemente, i quali hanno trattato di confini, fisici o metaforici. Quindi, ho pensato di condividere con voi alcuni dei miei preferiti, sperando che possano scaturire in voi delle riflessioni, come hanno fatto con me in questi anni.
1. Mediterraneo. A bordo delle navi umanitarie, Caterina Bonvicini (2022)
In questo libro, Bonvicini racconta cosa succede a bordo delle navi umanitarie nel Mediterraneo e della loro importanza nel soccorrere i migranti, troppo spesso lasciati morire in mare o segnalati alla guardia costiera libica. L’autrice non è solamente una voce passiva nel racconto del lavoro prezioso di queste ONG, ma si è imbarcata più volte a bordo delle navi umanitarie. Nel 2018 e 2019, Bonvicini è salita sulla Mare Jonio della ONG italiana Mediterranea Saving Humans, nel 2020 sulla Ocean Viking di Medici Senza Frontiere e SOS Méditerranée e, infine, nel 2022 sulla Geo Barents di Medici Senza Frontiere. Il libro è accompagnato anche da un saggio del giornalista e fotoreporter Valerio Nicolosi, anche lui impegnato da anni nell’ambito delle rotte migratorie. Bonvicini racconta la vita delle soccorritrici, dei soccorritori e delle persone migranti, che lasciano tutto per cercare una vita migliore in Europa, perchè, alla fine: “Nessuno mette i propri figli su una barca, a meno che l’acqua non sia più sicura della terra” (Warsan Shire)1.

2. Il gioco sporco. L’uso dei migranti come arma impropria, Valerio Nicolosi (2023)
Nicolosi si occupa da ormai molti anni di rotte migratorie e di Asia sudoccidentale. In questo saggio, il giornalista racconta come, troppo spesso, i governi utilizzino i migranti come arma (geo)politica, facendo leva su temi come invasione, sostituzione etnica e remigrazione. Invece, molto più semplicemente, si tratta di persone la cui condizione è così disperata che si ritrovano a rischiare tutto, persino la loro vita, pur di cercare un futuro migliore altrove. Grazie alle sue esperienze in prima persona, Nicolosi racconta diverse rotte: dal Mediterraneo centrale alla rotta balcanica, fino alla Polonia. Un racconto lucido e crudo di come troppo spesso i governi sfruttano la vita di queste persone come armi improprie: da un lato, i Paesi europei per ‘proteggere’ i propri confini, dall’altro le violenze da parte di regimi autoritari. Consiglio, inoltre, la visione del documentario di Valerio Nicolosi, Formiche, che riassume, attraverso immagini potentissime, cento giorni su navi umanitarie e nove viaggi tra la Grecia e i Balcani.

3. Attraversare i confini, Valerio Nicolosi (2025)
La mia ossessione per tutto ciò che fa Valerio Nicolosi è ormai palese. I confini hanno segnato la storia di ogni Paese e di miliardi di persone. In quest’altro saggio, Nicolosi racconta come il concetto di confine sia, ormai, sempre di più il fulcro dei dibattiti politici in Europa. Infatti, attraverso le sue esperienze, Nicolosi sa bene cosa voglia dire attraversare un confine e osservare il nostro mondo, quello Occidentale, con gli occhi di chi non vede l’ora di arrivarci. Il saggio racconta di due tipi di confini: quelli attraversati dai migranti – il Mediterraneo centrale e la rotta balcanica – e quelli creati dalle due grandi guerre in questo momento – il confine tra Russia e Ucraina e il muro che divide la Palestina e Israele. Come scrive l’autore, il confine è un “limite geografico o politico che delimita uno spazio. Linea lungo la quale corre una divisione, una separazione, una discontinuità. E forse anche un’ingiustizia”.

4. I fisici, Friedrich Dürrenmatt (1961)
In questa commedia grottesca, Dürrenmatt si interroga su dove sia il limite della scienza nell’epoca contemporanea, in quanto a etica e responsabilità sociale. La pièce è, di fatto, una metafora della nostra condizione in un mondo dettato dal nucleare. Nonostante la storia sia abbastanza semplice, l’autore esplora come il progresso scientifico possa essere strumentalizzato dalla politica e come le scoperte scientifiche debbano essere gestite collettivamente e non dal singolo, come invece fa Möbius, il protagonista dell’opera. Infatti, secondo Dürrenmatt, “ciò che riguarda tutti può essere risolto solo da tutti2”. Un libro molto breve, meno di novanta pagine, che vi farà riflettere a lungo sulla responsabilità collettiva del progresso scientifico.

Spero che questi consigli possano esservi utili e possano aiutarvi ad approfondire temi molto attuali. Per me, hanno segnato parte della mia tarda adolescenza e mi hanno aiutato a mettere voce a pensieri e temi che mi stavano (e stanno ancora) a cuore. Sicuramente, non possiamo pensare di eliminare i confini: fanno e faranno sempre parte del nostro mondo. Tuttavia, possiamo, e dobbiamo, provare ad aprirli, a renderli più accoglienti e cercare di capire cosa significano per molte persone, oggi, doverli attraversare.
Note
- Dalla poesia Home della poetessa britannica Warsan Shire.
- F. Dürrenmatt, I fisici, Torino, Einaudi, 1972.
